Perché il politeama  va restituito a Como

Perché il politeama

va restituito a Como

Sia chiaro. In tempi di estrema difficoltà come quella che stiamo vivendo ora a causa del Coronavirus, ristrutturare cineteatri fatiscenti può non essere vista come una priorità. Il territorio, in questo momento, ha bisogno di idee concrete per rilanciare un tessuto economico che ha risentito fortemente della crisi derivata dalla pandemia e, al tempo stesso, di misure a tutela della salute pubblica. Tuttavia – se è vero che è nelle difficoltà che si creano le opportunità e le soluzioni per sfruttarle – questo presente non troppo roseo può aiutarci ad immaginare un futuro brillante per Como formulando proposte di rigenerazione urbana. Siamo sicuri non voler partire proprio dal Politeama?

È quello che mi sono chiesto a gennaio, prima che l’emergenza Covid monopolizzasse il dibattito pubblico, con le ragazze e i ragazzi di “Ripensiamo Como”, un gruppo di giovani comaschi da me coordinato che mira a stabilire un dialogo costante, concreto e positivo tra le nuove generazioni e le istituzioni locali.

Senza ambire ad ottenere risultati obiettivamente irraggiungibili nel breve periodo, abbiamo sfruttato le lunghissime settimane di lockdown per avviare una riflessione sul possibile utilizzo di un simbolo del Novecento comasco, immaginandone le funzioni a cui potrebbe essere adibito qualora venisse ristrutturato. Il risultato? Un’entusiastica commistione di suggestioni e proposte pienamente realizzabili, formulate cercando di rispondere ad una domanda chiave per la nostra realtà locale: come rendere Como più attrattiva, in primis per i giovani?

Il Nuovo Politeama – così come l’abbiamo chiamato nella nostra riflessione – potrebbe davvero essere un elemento di considerevole importanza per risolvere, almeno in parte, questo problema. Non solo. L’ex cineteatro, polifunzionale per vocazione, potrebbe divenire la prima pietra di un disegno complessivo di rigenerazione urbana basato su una strategia di lungo termine per la città, per elaborare la quale sarà naturalmente necessario individuare una chiara destinazione d’uso anche per le altre aree urbane dismesse, a partire dalla Ticosa. Nell’ambito di questo progetto di ampio respiro, noi giovani immaginiamo il Politeama come centro artistico-culturale di riferimento dove si possa usufruire di molteplici servizi e attività evitando spostamenti e frammentazioni.

Uno spazio civico nuovo, adatto a tutti: famiglie, studenti, professionisti e, perché no, turisti desiderosi di vivere Como, oltre che di visitarla. Il suo fulcro? Un auditorium polivalente con platea retrattile, come già da molti suggerito, per ospitare non soltanto eventi di grande portata come concerti o conferenze, ma anche un’attività cinematografica variegata attualmente pressoché inesistente in centro città. Una funzione, questa, facilmente coniugabile con il servizio di ristorazione a cui potrebbe essere adibito il restante spazio del piano terra, nel quale è realizzabile un caffè-bistrò con libreria a disposizione dei clienti.

Soluzione complicata? No, se guardiamo ai molteplici esempi analoghi esistenti a Milano. Eventualmente, abbiamo anche ipotizzato che alcuni prodotti utilizzati per la ristorazione possano essere coltivati direttamente sul tetto dell’edificio attraverso un orto sospeso, seguendo i modelli di vertical farming presenti in molte città del mondo.

Per i piani superiori, previa valutazione di fattibilità e analisi preventiva della potenziale domanda locale, punteremmo sulla creazione di spazi adibiti a laboratori artistico-culturali, dalla fotografia al video-making, dalla pittura alla realtà virtuale, senza dimenticare una o più sale di registrazione musicale. A completare il quadro, spazi di co-working prenotabili da lavoratori autonomi, professionisti, studenti e giovani imprenditori, dotati di tutte attrezzature necessarie a coniugare produttività, creatività e aggregazione (lavagne digitali, schermi, proiettori, aree di lavoro Hi-Fi modulari). Il tutto senza dimenticarci dell’allargamento dell’area parcheggio, possibilmente dotata di una velostazione che funga da elemento integrativo di un’ipotetica pista ciclabile realizzabile in città.

Tutto fantastico, si dirà. Ma chi paga? Non c’è dubbio che la sostenibilità economica di questa struttura e delle sue attività dovrà essere la stella polare di qualsiasi processo decisionale, in cui credo che noi giovani avremmo più di un motivo per dire la nostra. D’altronde, non sarà semplice reperire tutte le risorse necessarie per rendere il Politeama il simbolo del rilancio di Como. Da qualche punto, tuttavia, bisognerà pur partire: senza una progettualità, sarà difficile investire anche solo un euro in questo progetto ambizioso. Quantomeno, continuiamo a parlarne ora ed evitiamo di dimenticarcene domani.


© RIPRODUZIONE RISERVATA