Sulla Ticosa abbiamo

scherzato o siamo fessi

“Ciao Ticosa, abbiamo scherzato” era il titolo de La Provincia del 2 settembre. C’è chi l’ha presa male. Capita. È un problema importante per Como. E non tutti apprezzano la leggerezza. Eppure l’idea di fermare tutto e, dopo 30 anni, tornare alla casella iniziale assomiglia a un popolare gioco. La figura dell’oca la rischiano l’amministrazione e, con essa, la città. Scusate se si torna sul punto. Ma se sulla Ticosa non abbiamo scherzato allora, forse, siamo dei fessi.

Se la società Multi e il Comune di Como si accordano - come si dice in dialetto - per “tagliarla su” come spiegare questi altri cinque anni di gestione Lucini buttati via?

L’accordo bonario tra il privato e il pubblico per non fare più niente avrebbe lo strano effetto di riportare indietro di dieci anni le lancette della storia della Ticosa e della città . L’appalto vinto da Multi risale appunto al 2006. E sembrava un evento visto che la Ticosa era stata acquistata dal Comune nel 1982. I fautori della “svolta del nulla” sottolineano che l’amministrazione non ci perderebbe neanche un euro perché la società privata rinuncerebbe ai contenziosi e si accontenterebbe di riavere solo quanto aveva anticipato al Comune.Siamo sicuri che è così?

È una valutazione corretta e realistica?

La risposta datevela da soli. Non prima, però, di aver saputo che nel calcolo andrebbero compresi anche i 14 milioni per i quali l’ex Ticosa era stata aggiudicata alla Multi e che non sono mai entrati nelle case comunali. E poi metteteci i 6 milioni di euro che il Comune di Como ha speso per eseguire una bonifica del terreno, contaminato da guaine di amianto improvvidamente macinate e disperse nell’area. Infine, aggiungete anche i circa 5 milioni di euro che la Cassa depositi e prestiti voleva investire per comprare nell’ambito della nuova Ticosa 150 alloggi da destinare ad “housing sociale”, cioè per le fasce deboli. Il conto è presto fatto: sono 25 milioni di euro che Como non vedrà più.

Siete ancora convinti che darci un taglio sia così conveniente per il Comune e per i comaschi?

Piace molto sui “social” la proposta di abbandonare ogni iniziativa sulla Ticosa e di ripescare l’idea di qualche anno fa del parco urbano e di un parcheggio. Una prospettiva simpatica anche se segno di una sconfitta. Nulla contro il verde, anzi benvenuti i parchi e Como ha già la Spina Verde e il San Martino e non dimentichiamo l’operazione Villa Olmo con orto botanico. Parcheggio? Non c’era già? Insomma, sembra proprio di aver scherzato.

La logica del “chi ha avuto, ha avuto... e scurdammece ’u passato” è molto più che una beffa. Quei 6 milioni per la bonifica si giustificano solo se si realizzano edifici abitati, altrimenti no . Le norme distinguono tra case e parcheggi per i livelli di bonifica. E relativi costi. La Corte dei Conti potrebbe chiedere agli amministratori come mai sono stati buttati tanti soldi. Hanno scherzato? O? Fate voi.

Possibile, infine, che per un’area di quattro ettari (9 campi di calcio) Como non riesca a trovare uno straccio di idea innovativa? Quale futuro vogliamo? Proviamo a costruirlo partendo dalla Ticosa.

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