Un luogo magico  senza vita propria

Un luogo magico

senza vita propria

Piazza Cavour nelle vacanze natalizie ospita la “Città dei Balocchi”. Non ci sono dubbi. È un’iniziativa vincente che valorizza lo scenario naturale dell’antico porto di Como. E in fondo la piazza stessa, considerata forse senza meritarlo il salotto cittadino, da molti anni è vissuta più per le manifestazioni ospitate che non per la vita propria.

Un luogo, in ogni caso, che ha una sua magia, non fosse altro perché nell’Albergo dell’Angelo nacque nel 1837 Cosima Liszt, futura moglie di Richard Wagner e fondatrice di una dinastia ancora in vita.

Forse altrove avrebbero già fatto un festival. Ma come disse Giovanni Paolo II, siamo ricchi, anzi ricchissimi. E ci scordiamo anche il nostro grande passato.

Ci fu un tempo in cui la piazza era adibita a parcheggio. Eravamo negli anni del boom economico non c’era largo o piazzolo che non fosse adibito a parcheggio. Quando si pensa a piazza Cavour vengono in mente alberghi e banche, celebri ristoranti e locali storici.

La piazza è stata innalzata a metà degli anni Ottanta per cercare di risolvere i problemi delle esondazioni: ma ahimè quando l’acqua è tanta comincia a salire dalle cantine e ci vogliono le pompe che lavorano giorno e notte per non finire in ammollo.

Il problema di piazza Cavour è quello di trasformarla, certo gradualmente nella piazza di una città mitteleuropea, certo non una metropoli, ma con una sua dignità storica. È evidente che ogni epoca si pone con i propri gusti estetici. Dai lastroni si è passati al porfido e ora vanno di moda i marmi. Deve però essere chiaro che ogni riqualificazione della piazza può solo valorizzare la bellezza del paesaggio che ci si spalanca davanti. Sì, certo, a Como se ne parla da decenni ma ora il tema è più che mai di attualità con l’imminente riapertura del cantiere del nuovo lungolago e l’ipotesi di pedonalizzare tutta l’area da piazza Matteotti a viale Cavallotti.

L’unicità del paesaggio non equivale però al mortorio. Le piazze di Como non potranno essere mai quelle di Trieste deserte e spazzate dalla bora. Sono luoghi che hanno una grande storia alle loro spalle. E così piazza Cavour è un luogo che ha saputo adattarsi in quasi duecento anni da vecchio porto di Como alle più diverse funzioni. E in cui, oggi, vi è un’evidente prevalenza di quelle turistiche.

È la nostra porta sull’Europa. È il biglietto da visita di centinaia di pullman di scolaresche o di turisti che vi transitano. È il luogo prediletto non soltanto dei turisti europei, ma di quelli americani o giapponesi.

Non abbiamo nessuna Fontana di Trevi da vendere agli americani, ma tutto quel paesaggio su cui si apre la piazza dovrebbe essere un luogo caldo e accogliente per il turista. Non quello del popolo delle ciabatte infradito e della “canotta” ovviamente: ma quello che vuole visitare le città d’arte possibilmente senza annoiarsi troppo.

Insomma è una piazza strategica per l’avvenire della città non un qualunque angolo con panchine alla Mondaini Vianello che quando ci si siede occorre la gru per sollevarsi. O con aiuole che di tutto olezzano tranne che di fiori.

Anche l’occhio vuole la sua parte. E certo arredo urbano che va bene solo per allacciare le stringhe forse ha fatto il suo tempo. Siamo la città di Volta. Quindi anche qui dobbiamo avere il coraggio di voltare pagina.


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