Continua la crescita dei casi, altri 154 In provincia i positivi sono 5.563
Mascherine a coprire naso e bocca in centro città

Continua la crescita dei casi, altri 154
In provincia i positivi sono 5.563

Sono 768 i positivi a Como. Tre nuovi decessi. Otto ricoverati in più a Como e Mariano - Spata: «Gli anziani siano più attenti anche ai rapporti in famiglia e stiano lontani dai luoghi affollati»

Como

Altri 154 casi ieri Covid in Provincia di Como, in calo rispetto a sabato (erano 171), ma è la solita flessione che si verifica nel weekend, in concomitanza con la diminuzione dei tamponi. Il totale in provincia arriva così a 5563.
Tre i decessi in più, che portano il totale a 648.

Il trend, purtroppo, è drammaticamente chiaro, da quattro giorni la moltiplicazione dei casi è esplosa a Como come nel resto della regione. In città i positivi ieri erano 768, i centro con il maggior numero totale di contagi restano quelli più popolosi o quelli che ospitano case di riposo: Cantù (498). Erba (296), Albese con Cassano (209), Mariano Comense (206), Arosio (115).

Vale le pena di notare anche che nessun comune della provincia è esente dal contagio, i centri meno colpiti in assoluto (Cavargna. Rodero, Vercana, Monguzzo, Schignano e Argegno) contano quattro casi.

Aumentano i ricoveri: ieri sono stati ricoverate otto persone al Sant’Anna e una a Mariano, portando il totale dei degenti Covid dell’Asst Lariana a 47. Di questi 47 sono ricoverati in Chirurgia 3 (e 12 devono ricorrere al casco respiratorio), sei sono in terapia intensiva e dieci sono a Mariano.

A livello regionale sono 2.975 i nuovi positivi con 30.981 tamponi effettuati, per una percentuale pari al 9,6%.

Anche a livello lombardo aumentano i ricoveri in terapia intensiva: ieri erano 110, 14 in più rispetto al giorno prima, mentre sono 1065 i ricoverati non in terapia intensiva (122 in più rispetto a sabato). Ventuno i decessi, che portano il totale lombardo a 17.078 dall’inizio della pandemia.

L’aumento dei contagi, al netto delle nuove disposizioni a livello regionale e nazionale, pone nuovamente in quasi tutte le case il tema della tutela dei più anziani. Come proteggere i nonni o gli anziani genitori? È prematuro invitarli a una sorta di lockdown volontario?

«Tenere a casa gli anziani? È una bella impresa», sorride (per quanto possibile data la situazione) Gianluigi Spata, presidente dell’Ordine dei medici di Como. «Un salto al supermercato, soprattutto se ancora guidano, sembra essere un diritto insopprimibile...».

Esperienza comune, questa, a tutti quanti sono preoccupati per un anziano magari pieno di acciacchi, o semplicemente vulnerabile per l’età, ma ancora sufficientemente in gamba per riuscire a muoversi da solo.

«L’appello è naturalmente alla prudenza - spiega Spata - per gli anziani e chi è affetto da malattie croniche, ma anche per tutti gli altri. Anche per i ragazzi, che notoriamente sono spesso asintomatici e quindi superano bene un’eventuale infezione, ma possono contagiare gli anziani. So che è brutto, ma devo raccomandare ai nonni di stare attenti ai contatti con i nipotini. Le mascherine in questi casi devono essere portate anche in famiglia, e non mi stancherò mai di ripetere che le armi migliori che abbiamo a disposizione per contrastare il virus sono le protezioni, il distanziamento sociale e l’igiene delle mani. Anche in casa».

Per chi è più vulnerabile vale anche l’invito a non frequentare luoghi affollati: «Visto l’aumento esponenziale dei contagi è essenziale evitare di andare dove c’è molta gente, per esempio nei supermercati», spiega il dottor Spata.

E gli ambulatori dei medici? «Negli ambulatori osserviamo scrupolosamente i protocolli, quindi sono ambienti sicuri. Tuttavia, in generale, non bisogna recarvisi per delle sciocchezze e senza aver prima sentito il medico per telefono. Soprattutto ora che partono le vaccinazioni antinfluenzali».


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