È morto Stefano Galli  Fu l’Epurator comasco
Como Stefano Galli (qui a destra) con Armando Selva a fine Anni ’90 (Foto by Pozzoni Carlo)

È morto Stefano Galli

Fu l’Epurator comasco

Lega in lutto - Lasciò la politica per lo scandalo in Regione. Il ricordo di Valli («Era un po’ duro, ma molto attivo e vicino al territorio»), Selva («Ha pagato più di tutti. Mi dispiace davvero tanto») e Molteni («Rattristato per la sua scomparsa, ma ha commesso gravi errori»)

A Como la sua fama di Epurator lo ha accompagnato nella memoria dei leghisti ben oltre i due anni da commissario provinciale del Carroccio, vissuti tra epiche liti e clamorose espulsioni a partire dal 1997.

Stefano Galli era malato di tumore da tempo ed è morto al Galeazzi di Milano dopo un delicato intervento chirurgico. Aveva 63 anni ed era un pezzo di storia della Lega in Lombardia, nella buona e nella cattiva sorte.

Ex carabiniere, poi rappresentante, aveva cominciato a seguire Umberto Bossi dalla sua Calolziocorte. Consigliere comunale a Lecco dal 1988, due anni dopo fece il salto in Regione, dov’è rimasto fino al 2013 ricoprendo ruoli di primo piano, da capogruppo a presidente della Commissione sanità, finendo a sua volta travolto dagli scandali politici - nel suo caso quello dei rimborsi - che accompagnarono il tramonto dell’era Formigoni.

Gli addii di Leoni Orsenigo e Ostinelli

Fedelissimo di Bossi e grande amico di Ettore Maria Albertoni, arrivò a Como come commissario provinciale (ruolo che rivestì poi anche a Lecco e Sondrio, quando era segretario della Lega Lombarda), con l’incarico di mettere fine a una lunga stagione di scontri interni. In poco tempo fece piazza pulita dei leghisti storici. Se ne andarono, o furono messi alla porta, in tanti: tra loro anche gli ex parlamentari Luca Leoni Orsenigo (passato alla storia nei giorni di Tangentopoli per il gesto del cappio) e Gabriele “Cece” Ostinelli.

«Il primo incontro con lui? Me lo ricordo benissimo», racconta Armando “Mandell” Valli. «Mi ha chiamato a casa - aggiunge - dicendomi che era Galli. E io: “Galli chi?”. “Qui sul lago basta gazebo e fare sempre quel che vi va”, mi rispose. Poi ci siamo incontrati e chiariti. Quando è stato a Como da commissario ho avuto un ottimo rapporto con lui, sul dopo non mi pronuncio, non abbiamo più avuto contatti. Ma mi dispiace. Era un po’ duro, ma molto attivo e vicino al territorio. Ha gestito lui le elezioni provinciali del 1997, che portarono alla vittoria di Armando Selva. E la Lega quella volta correva da sola».

Anche l’architetto Selva se lo ricorda bene, Epurator Galli. Era sindaco uscente a Cantù e nell’autunno ’97 si ritrovò candidato in Provincia. Da un bis sicuro nella città del mobile (fu poi eletto Edgardo Arosio) finì catapultato in una sfida molto problematica contro il favorito Pierluigi Tagliabue (Polo) e un altro pezzo da novanta come Mariuccio Orsenigo (Ulivo).

Selva: «Io in giacca e cravatta, lui con la clava»

«Alla fine ha avuto ragione lui», ricorda. «Io - aggiunge - posi solo una condizione in caso di vittoria: di potermi scegliere la giunta. L’unico problema fu sul nome di Pietro Cinquesanti. Ricordo un incontro infuocato in via Grandi. Erano tutti scatenati. Minacciai di dimettermi e alla fine Galli mi diede l’ok. Eravamo diversissimi: io in giacca e cravatta, lui con la clava, ma c’era un accordo consapevole, nella diversità. Lo scandalo? Per me è stata una trappola pazzesca. L’ha fatto per mantenere la quota di rimborsi al gruppo, non per metterseli in tasca. E ha pagato più di tutti. Mi dispiace davvero tanto. L’ultima volta che l’ho visto mi ha detto che aveva fatto un corso di cucina, che voleva aprire un ristorante di qualità a Calolzio».

In realtà, poi, da anni aveva preso casa a Pasturo e conduceva una vita molto ritirata. Lontano dalla politica e dalla Lega.

Quando Epurator arrivò a Como muoveva i suoi primi passi nel Carroccio il canturino Nicola Molteni, oggi sottosegretario agli Interni: «Ero un ragazzino, che si affacciava in politica. La sua morte mi rattrista e di Galli ricordo un percorso politico importante nel movimento. Ma ha commesso gravi errori, che hanno fatto molto male alla comunità politica leghista».

Emilio Frigerio

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