L’88% dei ragazzi beve prima dei 14 anni
«Escalation preoccupante di ricoveri»

Il primario di Pediatria di Asst Lariana: «È dal 2016 che il fenomeno cresce»

L’88% dei ragazzi beve prima dei 14 anni «Escalation preoccupante di ricoveri»
Alfredo Caminiti e Monica Forte al convegno in biblioteca
(Foto di butti)

Dipendenza da sballo: è allarme sociale nel Comasco tra i giovanissimi. Mentre si parla sempre più di policonsumo di sostanze che alterano la percezione di sé, si è abbassata la fascia di età dei ragazzi che ne fanno uso. Il dato sul nostro territorio inchioda di fronte a un fenomeno che va ben oltre il percepito. A quanti anni, ad esempio, i giovanissimi iniziano a bere? Solo sul fronte del consumo di alcool l’88% ne fa uso la prima volta tra i 13 e i 14 anni, mentre il 10% prima ancora dei 10.

Lo ha sostenuto Alfredo Caminiti, direttore della struttura complessa di pediatria dell’ospedale Sant’Antonio Abate di Cantù, durante il convegno “Alcool, droga, dipendenza fisica e mentale: la cultura dello sballo e la distorsione della percezione di sé”. «È dal 2016 che assistito a un’escalation preoccupante di ricoveri per intossicazione da alcool in Pediatria a Cantù e il trend non si invertito – ha sottolineato il medico – La stessa situazione la si riscontra anche al Sant’Anna e al Valduce. Lo sballo del weekend non va liquidato con la birretta tra amici o il mito dell’aperitivo, è una sottocultura che mette al primo posto la prestazione tra pari e ricerca nell’alcool una sostanza che permetta ai giovanissimi di accettarsi, di azzerare le inibizioni, di provare un piacere che dia loro l’illusione di sentirsi più sicuri».

I dati di Areu confermano l’allarme: da gennaio sono già 33 i minorenni soccorsi per intossicazione etilica, a ottobre è stato ricoverato un 13enne e i ragazzi con 14 anni soccorso dalle ambulanze sono stati 5.

Gli effetti della “sbronza”

Un’ubriacatura brucia 100 cellule cerebrali che non saranno più sostituite. L’uso di alcool, che a livello europeo è la prima causa di morte tra giovani, compromette gli organi vitali: il fegato, il pancreas, il cuore, il cervello. Due bicchieri di vino al giorno, ovvero 20 grammi di vino, assunti in maniera cronica portano all’insorgere di cirrosi epatica, di tumori e ictus.

«Le conseguenze si vedono prestissimo e vanno di pari passo con l’aumento dei ricoveri del sabato sera e con l’aumento del tasso di incidenti stradali, causati da conducenti sotto effetto di alterazione da alcool che spesso finiscono in coma etilico. Il fenomeno coinvolge maniera preoccupante una fascia di popolazione sempre più giovane».

Disagio diffuso

La società è chiamata a una presa di coscienza di un disagio giovanile profondo che fa incrociare anche più dipendenze, non solo quella verso l’alcool, ma dipendenze da droga, dipendenze emotive, dipendenze sessuali, dal gioco d’azzardo: «Oggi ci troviamo di fronte una complessità di giovani che sta male – ha aggiunto Simone Feder, educatore e psicologo, coordinatore dell’area Giovani e dipendenze della comunità Casa del Giovane di Pavia – Nelle nostre comunità territoriali troviamo minori che sono polidipendenti già a 14 anni e a quell’età, di frequente, li abbiamo persi. Parlo ad esempio di mamme 16enni, vittime di violenza, che fanno uso di sostanze ma anche di giovanissimi tossici, malati di solitudine e rabbia. Dobbiamo uscire dai nostri comodi setting, dalle nostre comunità e metodologie obsolete e renderci conto che il nostro compito è accendere una scintilla in questi ragazzi, che diventino protagonisti attivi delle loro vite. Sono convinto che saranno i giovani a salvare i giovani».

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