Vaccino, le offese social di Borghi  imbarazzano la Lega comasca
Claudio Borghi Aquilini, parlamentare leghista e consigliere comunale a Palazzo Cernezzi (Foto by foto butti)

Vaccino, le offese social di Borghi

imbarazzano la Lega comasca

In un tweet scrive: «Andate a chiedere ai gay se sono sieropositivi, non a me se sono vaccinato». Sui social impazza l’hashtag #borghidimettiti

La reazione scomposta di Claudio Borghi alla domanda: “Lei si è vaccinato?”, imbarazza la Lega. Il parlamentare leghista, consigliere comunale in città, chiesti lumi sulla vaccinazione l’altroieri si è trincerato dietro a un secco «fatti miei». Salvo poi attaccare tramite social con un tweet che ha fatto scandalo: «Perché questi eroi (i giornalisti ndr) la prossima volta che intervistano un Lgbt non gli chiedono se è sieropositivo e se fa la profilassi?».

Inevitabile la polemica. Su tre fronti: il parallelismo tra omosessualità e sieropositività (le reazioni indignate sui social contro Borghi si sono concentrate soprattutto su questo punto e l’hashtag #borghidimettiti è diventato virale in poche ore); la posizione ambigua sui vaccini che l’esponente politico ha deciso di avere, scegliendo il silenzio; la pretesa di privacy da parte di un personaggio pubblico, nonché amministratore, su temi globali come gli strumenti per proteggerci dal virus.

Gli esponenti comaschi del Carroccio hanno preferito prendere le distanze da Borghi sul tema vaccinazioni: «Io ho risposto subito alla domanda – dice Nicola Molteni, deputato canturino della Lega oggi sottosegretario al Ministero dell’Interno, in attesa a giorni di fare la seconda dose – e posso dire che sul tema la Lega non tentenna. Io anzi ribadisco l’invito rivolto a tutti i cittadini a fare la vaccinazione, a cominciare dagli over 60 che abbiamo imparato essere i soggetti più a rischio. Detto questo io non sono per l’obbligo, bisogna vaccinarsi con convinzione e non per costrizione. Non commento invece le parole dei colleghi, anzi degli amici, che a mio modo di vedere altri partiti e altre testate hanno colto l’occasione per strumentalizzare».

Nella Lega comasca c’è chi si è speso e si sta spendendo sul tema delle vaccinazioni, come Fabrizio Turba, sottosegretario in Regione: «Ho fatto subito il vaccino già a fine maggio per via di una mia patologia – spiega Turba – il mio pensiero è che il vaccino è l’unica arma per uscire dalla pandemia. Lo dimostrano i dati, il calo dei contagi toccato in Lombardia come in Israele. Posso capire i timori sui rarissimi casi avversi, ma ricordo i tremendi mesi passati e poi non possiamo permetterci nuove ondate, non c’è ristoro che tenga per imprese e lavoratori. E non vale appellarsi alla libertà perché chi non si vaccina mina la libertà di tutti gli altri. Impedendo al turismo e alla ristorazione di risollevarsi e peggio mettendo in crisi gli ospedali. Dunque non facciamo polemiche sul nulla e portiamo rispetto verso medici e infermieri ancora impegnanti sul campo».

C’è chi non commenta

Il sindaco di Cantù Alice Galbiati, che ha scelto di non farsi vaccinare perché al sesto mese di gravidanza, non vuole in alcun modo commentare la vicenda. Impossibile raccogliere una riflessione da parte dell’assessore regionale Alessandra Locatelli, non vaccinata in ragione, dice, di un’importante storia allergica. «Io sono una convintissima sostenitrice dei vaccini – dice Gigliola Spelzini, consigliere regionale della Lega – rispetto tutti compreso il collega Borghi, ma ricordo che il vaccino non è importante soltanto per il singolo vaccinato, ma anche per gli altri, per l’intera comunità. Da docente caldeggio la vaccinazione in particolare nel mondo della scuola, a garanzia del diritto allo studio e in difesa dei bambini, in particolare quelli fragili».

Comunque Borghi nel suo commento affatto posato non ha fatto cenno alla vaccinazione, si è piuttosto appellato alla privacy scagliandosi contro i giornalisti colpevoli di fare domande. E questo argomento ha un certo appeal tra i leghisti. «Posso dire se sono o non sono vaccinato al mio medico – così ragiona Giampiero Ajani, capogruppo della Lega a Palazzo Cernezzi – al pubblico ufficiale addetto ad eventuali controlli. Altrimenti anche no. Io penso sia un fatto personale. E dunque non sono tenuto a dirlo pubblicamente sul giornale. Non mi piace. Quindi considero del tutto legittima la non risposta del collega Borghi e così pure anche la sua reazione evidentemente arrabbiata».

Ma la posizione di Ajani è minoritaria. E gli alleati della Lega, infatti, lo chiariscono subito: «Il vaccino anti Covid non riguarda la sfera privata, ma il contesto sociale – dice il consigliere comunale forzista Luca Biondi – la domanda è lecita ancor più se la politica deve dare il buon esempio. I cittadini potrebbero altrimenti dubitare dell’unica arma che abbiamo per uscire dalla pandemia». A livello nazionale Elio Vito, un parlamentare di Forza Italia (alleata del Carroccio), ha chiesto a Borghi di scusarsi: «Mettere a carico della comunità Lgbt lo stigma della sieropositività dopo 40 anni è una cosa ignobile» ha detto parlando alla Camera.

Infine altri alleati come Alessio Butti di Fratelli d’Italia e Alessandro Fermi di Forza Italia non commentano, ma scuotono il capo. E ancor più di loro lo scuote il popolo social.


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