A lezione sul treno per Auschwitz  «In lacrime di fronte all’orrore»
I ragazzi del Paolo Giovio che lo scorso anno sono saliti a bordo del “Treno per Auschwitz”

A lezione sul treno per Auschwitz

«In lacrime di fronte all’orrore»

La Giornata della Memoria / Beatrice e i suoi compagni del Giovio e quel viaggio a Cracovia

«Un pomeriggio e una notte di viaggio stretti in cabina: quando siamo scesi dal treno ci sembrava di essere in un altro mondo». Così Beatrice Rossi, 18 anni, studentessa del Liceo Scientifico Paolo Giovio, ricorda l’inizio della sua esperienza con il Treno della Memoria, un anno fa. L’idea nasce nel 2004, lo scopo? Dare vita a un’esperienza collettiva, un percorso da Milano a Cracovia, ad Auschwitz, per permettere a ragazzi delle medie e del liceo di toccare con mano la Storia nelle sue sfaccettature più crudeli, nella speranza che non si debba ripetere.

Il dolore della Memoria

Iniziativa dolorosa quanto necessaria, che utilizza il potere educativo del ricordo e della consapevolezza di quel che ci ha preceduto per proiettare le nuove generazioni verso un futuro migliore, con una particolare urgenza data, come sottolinea il comitato organizzativo, «dal riaffacciarsi in Europa e nel nostro Paese di ideologie razziste e neofasciste, che il ricordo di Auschwitz può aiutare a contrastare e respingere». Prima di prendere parte all’iniziativa, Beatrice e i suoi compagni sono stati preparati con incontri ad hoc: «Si è parlato di psicologia del male e dell’organizzazione dei lager con storici e psicologi», spiega. E alla fine, l’immersione in una realtà altra.

«Prima abbiamo visitato il quartiere ebraico di Cracovia, poi ci siamo mossi verso Auschwitz». Il cambio d’atmosfera diventa tangibile: «Quando siamo arrivati al campo lentamente ci siamo ammutoliti. Mentre giravamo per gli edifici siamo passati davanti a montagne di capelli, fotografie di donne deperite dalle ossa sporgenti». In mezzo a tutto l’orrore che può contenere uno spazio semivuoto: «La particolarità di Auschwitz è che, a differenza di altri campi, è stato smantellato per grosse porzioni in fretta e furia, dopo la guerra - spiega - il che vuol dire che alcuni forni sono ancora in bella vista, ma per il resto ci si ritrova in mezzo a un’immensa distesa desertica». Impatto forte: «Mentre sei lì in mezzo, l’immaginazione corre. Molti dei miei compagni e diversi insegnanti sono scoppiati in lacrime». Difficile evitare uno scatto d’empatia: «Era marzo eppure si gelava. Ho iniziato a pensare che stavo calpestando lo stesso terreno su cui avevano camminato i detenuti e a un certo punto mi sono chiesta: “Com’era possibile sopravvivere qui, con pochi stracci, in pieno inverno?”».

L’ondata di emozioni è difficile da gestire, ma fortunatamente non si è soli: «Durante il viaggio di ritorno io, i miei compagni e i professori abbiamo discusso, ci siamo confrontati. Una volta a Como abbiamo dovuto preparare una presentazione, il che ci ha aiutato ancora di più a processare e assorbire». Tanto che, a posteriori, non ci sono dubbi: «Rifarei tutto da capo, senza esitazioni - conclude - è stato arricchente sia su un piano intellettuale, per tutto il lavoro di ricerca svolto prima e dopo l’esperienza, che a livello umano, mi ha aiutato a mettere in prospettiva i miei problemi e a essere grata per la vita che ho l’opportunità di vivere».

L’iniziativa è organizzata dal Comitato In treno per la Memoria di Cgil, Cisl, Uil della Lombardia. Maggiori informazioni su costi e modalità d’iscrizione per l’edizione 2019 si possono trovare sul sito www.trenodellamemoria.it o contattando info@trenodellamemoria.it.


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