Asst, no vax (ma guarita) torna al lavoro       È un nuovo orientamento del ministero
Anche al Sant’Anna i dipendenti no vax possono temporaneamente tornare al lavoro

Asst, no vax (ma guarita) torna al lavoro
È un nuovo orientamento del ministero

Sospesa come previsto dalla normativa e poi contagiata, la dipendente può rientrare in servizio per 90 giorni - Lo stabilisce un nuovo orientamento del ministero perché l’operatore, dopo l’infezione, non può vaccinarsi subito

Una dipendente no vax, guarita dal Covid, è stata reintegrata dall’Asst Lariana, ma se vorrà continuare a lavorare tra tre mesi dovrà farsi vaccinare.

Il primo decreto del governo ha introdotto nell’aprile dell’anno scorso l’obbligo vaccinale per tutti i sanitari e gli operatori a contatto con i pazienti. Pena essere demansionati e lavorare a distanza o restare a casa senza stipendio. Pochi giorni fa l’Asst Lariana, conformandosi a nuove direttive, ha deciso però con un atto formale di reintegrare una dipendente nonostante sia stata accertata l’inosservanza dell’obbligo vaccinale.

A casa senza stipendio

Questa donna, si legge in una determinazione dell’Asst Lariana, aveva avuto tempo per mettersi in regola entro il 31 dicembre. L’obbligo è stato prorogato dal governo e dunque la lavoratrice è rimasta a casa. «Per il periodo di sospensione non sono dovuti la retribuzione né altro compenso o emolumento» precisa l’ex azienda ospedaliera.

Poi però questa primavera, nell’ultimissima ondata Covid, la dipendente in questione è rimasta contagiata dal virus. L’Asst Lariana infatti «prende atto che la dipendente ha comunicato il termine dell’isolamento domiciliare obbligatorio cui era soggetta da metà aprile, a seguito di accertamento di infezione da Covid».

Semplificando: la sospensione della dipendente mai vaccinata, una volta che questa è guarita dall’infezione smette temporaneamente di essere valida. «Nei soggetti mai vaccinati in caso d’infezione – si legge sempre agli atti – è comunque raccomandata la vaccinazione a distanza di tre mesi».

Dunque, stando al ragionamento, «la somministrazione del vaccino anche al fine dell’adempimento dell’obbligo vaccinale non può ritenersi esigibile per 90 giorni dall’esito positivo del tampone». Quindi la dipendente di Asst Lariana risultata positiva a metà aprile può tornare al lavoro fino a metà luglio. Come ovvio, poi se vorrà restare dovrà fare il vaccino. «Abbiamo semplicemente applicato la normativa», spiegano da Asst Lariana.

Decreto riaperture

Infatti il recente “decreto riaperture” prevede che i sanitari non vaccinati che contraggono il Covid, una volta guariti, non siano più suscettibili di sospensione «sino alla scadenza del termine in cui la vaccinazione è differita». I tempi per le prime due dosi e per la terza di rinforzo.

L’obbligo vaccinale per i sanitari, i cui effetti si sono visti a fatica su centinaia di professionisti comaschi solo dopo diversi mesi, inizia a mostrare grosse crepe. Peraltro è già successo che un giudice a Padova abbia disposto il reintegro della dipendente di una Rsa no vax. Perché, in sintesi, anche chi si vaccina può comunque infettare gli altri. A detta del giudice il tampone negativo offre più certezze.

Pochi giorni fa il Tar di Milano ha anche contestato i tempi, in caso di contagio il vaccino è da farsi non dopo tre mesi, ma dopo sei mesi fino a un massimo di dodici. E addio all’obbligo.


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