Ca’ d’Industria, ora i conti tornano       Esclusi aumenti delle rette (per ora)
La chiusura di Villa Celesia ha contribuito al miglioramento dei conti

Ca’ d’Industria, ora i conti tornano
Esclusi aumenti delle rette (per ora)

La fondazione Da una parte la risalita del tasso di occupazione, dall’altra le donazioni - Il presidente: «Il bilancio impone ancora una riflessione. Molto dipenderà dalla guerra»

Como

Il bilancio della Ca’ d’Industria è tornato in pari, molto hanno pesato le donazioni e la scelta di chiudere lo scorso maggio Villa Celesia, il cui futuro è ancora da scrivere. La fondazione che gestisce in città le residenze per anziani non ha per ora ritoccato le rette, un’ipotesi che comunque resta al vaglio vista la crisi internazionale e l’aumento dell’energia.

La situazione del 2021

Esattamente un anno fa i vertici della Ca’ d’Industria avevano informato famiglie e sindacati della grave situazione debitoria, con un buco a marzo pari a 600mila euro che rischiava di superare i due milioni di euro nelle previsioni di dicembre. Di qui l’esigenza di chiudere una delle quattro strutture dedicate alla terza età, Villa Celesia. Le abitazioni per autosufficienti macinavano infatti una perdita pari a circa 30mila euro al mese. L’ultimo bilancio approvato negli scorsi giorni dalla Ca’ d’Industria conta invece un utile pari a 1.618 euro. «Certamente Villa Celesia rappresentava una forte perdita – spiega il presidente GianMarco Beccalli – tutti costi fissi che abbiamo limitato. Certo dobbiamo ancora trovare una collocazione per questa struttura, un rilancio». «In generale abbiamo contenuto tutte le spese – aggiunge la direttrice Marisa Bianchi – senza rinunciare ai servizi e alla sicurezza». Il problema di fondo comunque è che l’anno scorso causa Covid la Ca’ d’Industria dei 437 posti letto complessivi ne aveva ben 109 vuoti, un quarto del totale. Oggi invece il tasso di occupazione, pur non essendo ancora ottimale oscilla tra l’80% e l’85%. I fondi regionali e statali poi hanno permesso alle Rsa di attutire il colpo. «Siamo anche passati ad una nuova tipologia contrattuale per i nostri dipendenti – dice Beccalli – con 16 assunzioni andate in porto. Per noi è più conveniente ed è in uso ormai in quasi tutte le Rsa. Su questo tema comprendendo la contrarietà dei sindacati abbiamo accordato lo sblocco del premio di produttività congelato durante la pandemia con le progressioni economiche pronte a ripartire». È anche un segnale teso a ripagare lo sforzo compiuto dai lavoratori delle case di riposo in questo difficile e drammatico periodo. Una voce importante che ha contribuito al riordino dei conti della Ca’ d’Industria, una partecipata del Comune, sono le tante donazioni, circa 200mila euro nell’ultimo anno. Donazioni che negli anni del Covid sono aumentate rispetto al passato, anche se tanti comaschi legati alla storica Rsa sono da sempre pronti a tendere una mano alla Ca’ d’Industria.

Quante incognitee

«Quanto alle rette non ce la siamo sentita di alzarle – spiega Beccalli – perché è chiaro che i conti impongono una riflessione, ma il momento è complicato per tutti, anche per le famiglie. Non è comunque possibile escludere aumenti vista la crisi internazionale, i costi dell’energia e le relative bollette. Molto dipenderà dal perdurare o meno della guerra». Nel 2018, prima del Covid, la Ca’ d’Industria era in sostanziale pareggio dopo aver sanato un buco enorme lasciato dal 2010. Nel 2020 durante la pandemia si è invece arrivati a perdere 740mila euro.


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