«Cari amici svizzeri,
paghiamo anche noi
i vostri errori sul Covid»

Il segretario della Uil Frontalieri, Roberto Cattaneo, non lesina critiche alla gestione della pandemia in Ticino: «E Quadri indossi la mascherina e ringrazi i nostri lavoratori»

«Cari amici svizzeri, paghiamo anche noi i vostri errori sul Covid»
Como Controlli alla dogana di Ponte Chiasso

«Non saranno i frontalieri o almeno non solo loro a pagare il peso di questa crisi infinita. Credo che la Svizzera tanto ha reagito lentamente nel contrasto alla pandemia, tanto è riuscita ad applicare su larga scala smart working e lavoro ridotto, tutelando così una larga fetta di posti di lavoro. E poi c’è un altro fattore importante e cioè che i nuovi frontalieri o almeno molti di essi vengono assunti per la loro alta professionalità. Lo dicono anche i numeri relativi al terzo trimestre dell’anno».

La chiacchierata con Roberto Cattaneo, segretario della Uil Frontalieri di Como, parte da qui.

Si dice che il boom dei 70078 frontalieri impiegati in Ticino abbia una sola spiegazione: il ricorso massiccio a nuovi lavoratori assunti tramite le agenzie interinali. È così?

In parte sì, ma ribadisco il concetto. Il Ticino ha bisogno da un lato di manodopera altamente specializzata e dall’altro di figure di altro profilo. Penso a ingegneri, chimici e quant’altro. L’esperienza virtuosa della Supsi di Lugano (Scuola universitaria professionale della Svizzera Italiana) ci dice che il filo diretto con i nostri ingegneri laureati al Politecnico di Milano è costante. L’altro bacino per il Canton Ticino da cui attingere figure di questo livello è l’Università di Zurigo. Ma visti gli stipendi a Zurigo in pochi scelgono Lugano e il Ticino.

Eppure c’è chi dice “tenetevi i frontalieri e dateci gli sciatori”. Una chiara provocazione.

A chi ha scritto questa frase e mi riferisco al consigliere nazionale Lorenzo Quadri suggerisco, con toni pacati, di indossare la mascherina qualche volta in più, visto che in più occasioni è stato immortalato o inquadrato senza mascherina. Il livello di protezione basso scelto per affrontare l’emergenza sanitaria è un dato acclarato e così le due province - Como e Varese - che insieme contano 55 mila frontalieri nella seconda ondata hanno pagato questa linea morbida del Ticino e più in generale della Confederazione. Sono i nostri frontalieri che riportano in Italia il Covid dopo essersi contagiati nel Cantone di confine. Mi sembra che l’indagine condotta da Unia nei cantieri edili ticinesi fotografi quella che il sindacato svizzero ha definito una situazione desolante. Le tesi della Lega dei Ticinesi lasciano il tempo che trovano.

Molti guardano con apprensione al nuovo anno, quando termineranno gli aiuti federali. Che scenari prevede?

Difficile dirlo ora. Sicuramente ci saranno licenziamenti ed alcuni settori, penso al turismo, saranno maggiormente penalizzati almeno nella prima parte dell’anno. Credo però che i licenziamenti interesseranno in proporzioni simili lavoratori residenti e frontalieri. E proprio per il concetto che ho espresso poc’anzi - ovvero l’assunzione di frontalieri con alta professionalità -, il Ticino ha bisogno dei nostri lavoratori, senza considerare il grande contributo alla causa che i frontalieri impiegati nel segmento della sanità hanno dato alla lotta al Covid.

In questi mesi non ha lesinato critiche alla gestione dell’emergenza, nel suo complesso, in Ticino

Due mondi interconnessi come il Ticino e la Lombardia che non si parlano in un’emergenza che coinvolge entrambe in modo molto importante credo che davvero sia un fatto estremamente grave. In pratica la gestione della pandemia viene portata avanti a compartimenti stagni da marzo nonostante 70 mila nostri lavoratori ogni giorno entrano in Ticino al mattino e tornano a casa la sera. Lo scambio di informazioni doveva essere alla base dei rapporti di confine. Cos’ha fatto Regione Lombardia? Nulla. E Bellinzona? Nulla. Non credo servano altri commenti.

E dietro l’angolo c’è anche la firma del nuovo accordo fiscale tra Svizzera e Italia.

A pieno regime, non sarà operativo prima della seconda metà del 2022. I sindacati tutti - italiani e svizzeri - hanno inoltrato al Governo le proposte oggi oggetto di valutazione. Come Uil, il doppio binario - cioè la distinzione tra vecchi e nuovi frontalieri - non ci ha mai appassionato, anche perché significa ciò significa scaricare gli oneri sulle future generazioni. Ma è giusto, nel lavoro di squadra, accettare la realtà. È giusto però che le regole d’ingaggio siano chiare per tutti prima di procedere alle firme.

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