Cigni a Como, è un’invasione  L’esperto: «Sono troppi»  E c’è chi li cucina
Tantissimi cigni nella zona di Villa Olmo (Foto by butti)

Cigni a Como, è un’invasione

L’esperto: «Sono troppi»

E c’è chi li cucina

Il comandante della polizia provinciale: ogni giorno quintali di pane, si altera l’ambiente. E poi la sorpresa: sono commestibili e qualcuno li mette in pentola

Mai così tanti cigni nello spazio tra l’hangar e Villa Olmo. In questi giorni capita anche di vederne più di quaranta tutti insieme. Numeri record che, secondo gli esperti, sono tutt’altro che positivi. «Sono troppi - commenta Marco Testa, comandante della polizia provinciale - e stiamo parlando di una presenza ben superiore rispetto alla capacità dell’ambiente che, tra l’altro, non è nemmeno idoneo. Dovrebbero infatti vivere nelle zone più umide con l’alto lago o il lago di Montorfano, non in quelle cementificate».

Il problema principale, secondo l’esperto, è causato dalle decine di comaschi che, ogni giorno, buttano il pane nel lago per dare da mangiare agli animali. «Ormai vengono alimentati dall’uomo - dice Testa - ed essendo un animale molto bello si registra una iperprotettività ingiustificata. Pensiamo alle mobilitazioni per i nidi o per le uova. Non dimentichiamo però che parliamo di quintali di pane gettati ogni giorno nel lago e questo non fa bene. Si tratta infatti di un alimento inopportuno e chi pensa di fare una buona cosa dando da mangiare ai cigni in realtà non fa del bene né alla specie né all’ambiente il cui equilibrio viene alterato». La popolazione di altri volatili, ad esempio quella dei germani reali, è in drastica diminuzione proprio per l’aumento anomalo di quella dei cigni. Nella zona del pian di Spagna e dell’alto lago l’ultimo censimento ha registrato 250 esemplari mentre tra centro lago e Como ce n’è un centinaio.

«Nella città di Como le condizioni ambientali indicherebbero in una coppia al massimo la presenza corretta - aggiunge ancora Testa - invece siamo a oltre trenta esemplari che ormai si sono adattati ad essere nutriti dall’uomo, mentre non dobbiamo dimenticare mai che il cigno è un animale selvatico e come tale dovrebbe essere trattato. Anche l’istinto migratorio viene represso: in passato si assisteva a uno spostamento durante i mesi invernali, ma i giovani non lo fanno più poiché sono continuamente alimentati. Su tutto il lago il problema di sovrapopolazione più grave è proprio nel capoluogo». A questo si aggiungono le lotte tra di loro in una sorta di selezione naturale in cui gli adulti (i maschi in particolare) difendono il proprio territorio, aggredendo gli esemplari sub-adulti e spesso provocandone la morte: «L’hangar sembra essere una zona franca, ma a Villa Olmo e Sant’Agostino, dove ci sono le coppie riproduttive si verificano continue aggressioni. Interveniamo almeno una volta alla settimana e medichiamo l’esemplare. Se lo rilasciamo nel lago nel giro di poco tempo si ripresenta la medesima situazione, ma non dobbiamo dimenticare che in tutta la provincia tutte le aree sono sature».

Altrove, ad esempio sul lago d’Iseo, hanno avviato un’apposita campagna per vietare ai residenti e ai turisti di dare da mangiare ai cigni. «Servirebbe anche qui? Sì, certo. Ma bisognerebbe intervenire gradualmente poiché se dalla sera alla mattina non si desse loro più pane molti morirebbero perché deboli e ormai abituati al nutrimento artificiale».

A margine dei dati sulla sovrapopolazione emerge una curiosità: i piatti a base di carne di cigno sono stati per secoli sulle tavole di mezza Europa e, tabù affettivi a parte, esperti e chef dicono che la carne del volatile è magra e molto prelibata.

Ora la cucinano davvero in pochi ma in passato non era così visto che in Inghilterra, fino al 1700, costituiva uno dei cibi più raffinati delle famiglie reali inglesi. In particolare alla corte di Enrico VIII e di Elisabetta I. Fino a trecento anni fa mangiare il cigno (arrosto o ripieno) era considerato un alto privilegio in Gran Bretagna e i nobili, per poterlo fare, dovevano pagare una franchigia alla monarchia (che dal 1300 aveva un proprio stormo reale). E ancora oggi, benché da moltissimo tempo i cigni non finiscano più sulle tavoli reali, è rimasta la tradizione che tutti i cigni non marchiati presenti nelle acque libere del fiume londinese sono di proprietà della Regina. Un potere che si manifesta ai sudditi durante l’annuale cerimonia dello “Swan Upping”, in cui i cigni del Tamigi vengono catturati e radunati per fare un censimento della specie.

Negli Stati Uniti, dove hanno registrato problemi di popolazione dei cigni (soprattutto nello stato del Michigan) avevano anche ipotizzato la caccia al cigno per ridurre drasticamente la popolazione, ma poi si erano limitati alla rimozione dei nidi. L’obiettivo di New York è quello di arrivare entro il 2025 senza più cigni.

Ecco una ricetta trovata in rete:

Cigno arrosto con salsa “Chaudon”

Ingredienti

Un cigno, olio di oliva. Per la salsa Chaudon: interiora del cigno, sale, brodo, pangrattato, zenzero, galanga (spezia simile allo zenzero, si trova in erboristeria), aceto di vino rosso.

Preparazione

Ungete di olio di oliva un cigno pulito e a cui avete tolto le interiora (tenetele da parte per la salsa “Chaudon”). Arrostitelo allo spiedo o, se non disponibile, nel forno. Bagnatelo spesso con del brodo secondo la necessità. Tagliatelo a pezzi e servitelo con la salsa. Preparazione della salsa Chaudon. Lavate via il sangue dalle interiora e, mentre sono ancora umide, spolverizzatele di sale. Mettetele in una pentola, coprite con acqua e fate bollire finché non sono cotte. Togliete dal fuoco, eliminate l’acqua e lasciate raffreddare.Tagliate le interiora a pezzetti, mettetele in un frullatore con il brodo, le spezie e il pangrattato finché il tutto non si riduca ad una salsa omogenea. Scolate se necessario. Versate in un pentolino, salate quanto basta e portate a leggera ebollizione. Fate sobbollire al minimo e aggiungete dell’aceto di vino rosso. Servite con il cigno arrosto.


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