Como, la truffa da 400mila euro:

identificato un sospetto

Avrebbe un nome e un volto uno dei truffatori di piazza Matteotti. Era già stato fermato lo scorso mese di agosto di fronte allo stesso locale

Como, la truffa da 400mila euro: identificato un sospetto
Il raggiro risale a martedì primo novembre, in un locale di piazza Matteotti

Como

Avrebbe un nome uno degli autori della magistrale truffa dei “bitcoin” consumata la scorsa settimana, il primo novembre, in piazza Matteotti.

La polizia sarebbe riuscita a identificare un giovane slavo, un rom domiciliato nei campi nomadi dell’hinterland milanese, che a quanto pare bazzica il lungolago con una certa frequenza, se è vero, come è vero, che già lo scorso mese di agosto era stato fermato e identificato dagli agenti sempre nello stesso posto, in piazza Matteotti.

Il nostro sarebbe stato anche riconosciuto, in fotografia, dalle vittime del raggiro, gli emissari della società bielorussa specializzata nella vendita di moneta virtuale: «È lui», hanno riferito senza esitazione agli agenti, anche se a quanto pare i camerieri del ristorante - quelli che presero le ordinazioni e che avrebbero dovuto servire il pranzo a quello strano quartetto - si sarebbero mostrati molto meno convinti.

La storia, lo ricordiamo, riguardava il corrispettivo di circa 400mila euro in bitcoin, una moneta che si scambia sul web con un valore assolutamente reale, al punto che esistono ormai in tutto il mondo - Italia compresa - dispositivi bancomat in grado di convertirla in euro. Due emissari di una società bielorussa di Minsk erano arrivati a Como dopo aver preso appuntamento con un potenziale acquirente.

Lo avevano incontrato all’Antico borgo, ristorante accanto alla stazione a Lago, nel quale clienti e personale avevano potuto assistere a uno strano siparietto, inscenato tra la sala da pranzo e un locale al primo piano, richiesto per poter contare il denaro con maggiore privacy. Il truffatore era arrivato con un complice e aveva mostrato una valigetta zeppa di banconote da 500 euro, in parte genuine, in parte palesemente contraffatte (una fascetta copriva la scritta centrale “facsimile”), salvo poi ottenere, con uno stratagemma, che i bitcoin venissero trasferiti sul conto da lui indicato, estero su estero.

Alla fine era sparito, assieme al complice, abbandonando nel ristorante il suo cappotto e la ventiquattr’ore zeppa di carta straccia.

Ora si attendono sviluppi. Anche perché il numero delle truffe, in città è in crescita vertiginosa.

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