Como, il Patria affonda  Le carte a Roma chiuse nei cassetti
Il piroscafo Patria è fermo o a Villa Olmo e il progetto di recupero presentato da una società è fermo da mesi

Como, il Patria affonda

Le carte a Roma chiuse nei cassetti

Il futuro del piroscafo bloccato dalle norme. Il Soprintendente: «Non è più nostra competenza»

Il Patria affonda negli uffici della burocrazia italiana. Tra Provincia, Soprintendenza e ministero si sono perse le tracce dello storico piroscafo. E i tempi saranno ancora lunghi, a meno di un intervento diretto del ministro dei Beni culturali.

Ricapitolando, il Patria è un piroscafo del 1926, da 15 anni di proprietà dell’amministrazione provinciale. Varato due volte, restaurato con non pochi soldi pubblici è poi caduto di nuovo nel dimenticatoio. È attraccato davanti a Villa Olmo divorato dalla ruggine. A novembre dell’anno scorso la Provincia ha, tramite un bando, dato la possibilità a una cordata di investitori, (The Lake of Como Steamship Company Snc ovvero Giorgio Porta ed Enrico Guggiari), di trasformare il Patria in un hotel galleggiante.

Chiusa la partita Villa Saporiti ha inviato tra dicembre e gennaio a Milano una richiesta in Soprintendenza per ottenere due specifici permessi. Il primo è per sapere se il Patria può o meno diventare un albergo sull’acqua e, il secondo, per capire se è possibile concedere il bene a dei privati tramite bando. Da allora nessuno sa più nulla. Il primo parere secondo quanto prevede la legge deve essere emesso entro 120 giorni e questo significa che la risposta doveva arrivare ad aprile.  Per il secondo, invece, non ci sono scadenze.

Sono passati così tanti mesi che, nel frattempo, è scaduto anche il certificato di navigabilità del piroscafo. Dieci giorni fa è stato prorogato il termine fino al maggio del 2020, altrimenti l’imbarcazione sarebbe formalmente rientrata tra i relitti. «Sinceramente non so più su quale tavolo giace il dossier Patria – dice Matteo Accardi, dirigente agli Affari generali della Provincia di Como –. Tutto quello che potevamo fare l’abbiamo fatto. Credo che la pratica si sia persa in qualche ufficio romano. Io spero in un intervento diretto del ministro dei Beni culturali». «Purtroppo – risponde il Soprintendente Luca Rinaldi, – sono cambiate le norme e non è più una nostra competenza. Il precedente Governo ha soppresso una commissione regionale che decideva di alcune pratiche del territorio senza che tutti i faldoni venissero inviati direttamente a Roma. E così, adesso, anche il Patria sarà finito in qualche ufficio del ministero nella capitale. Temo che i tempi adesso diventeranno assai più lunghi, a meno di un intervento diretto del ministro Dario Franceschini. Comunque sia il nostro Ente aveva già preso una decisione sullo storico piroscafo di Como: il nostro parere era favorevole». Beffa nella beffa. Mentre i funzionari inseguono plichi, carte, timbri e faldoni il Patria continua a sonnecchiare davanti a Villa Olmo, sognando ancora di solcare le acque del lago.


© RIPRODUZIONE RISERVATA