Como: niente mostra di Sgarbi  Il sindaco tace
Da sinistra Franco Brenna con Vittorio Sgarbi e il sindaco Mario Landriscina in Comune

Como: niente mostra di Sgarbi

Il sindaco tace

Il critico aveva accusato Landriscina: sparito dopo avermi contattato, le opere andranno in Trentino. Brenna: «Servivano troppi soldi, meglio usarli per le scuole»

Nessuna risposta. Il sindaco Mario Landriscina ha scelto ieri di non replicare all’attacco lanciato dal critico d’arte Vittorio Sgarbi sulla decisione, dell’amministrazione, di non ospitare la mostra della collezione Cavallini-Sgarbi, che sarà invece a Trento dal prossimo 6 giugno. Sgarbi aveva definito Landriscina «poco serio». «La vostra amministrazione e un poco serio sindaco - le sue parole esatte - avevano preso contatti perché si doveva portare a Como la collezione Cavallini Sgarbi della mia famiglia, una collezione che include Guercino, Artemisia, grandi pittori e invece adesso la portiamo in Trentino, dove sono presidente del Mart. Venni a Como tre o quattro volte, dei rappresentanti dell’amministrazione visitarono la mostra a Ferrara, ci siamo incontrati, abbiamo preso accordi, dopodiché Elisabetta, mia sorella, che segue la collezione, mi ha detto “questi di Como non mantengono la parola data”».

A portare il critico d’arte in Comune, pochi mesi dopo l’elezione di Landriscina, era stato Franco Brenna, capogruppo della civica del sindaco, presidente della commissione Cultura e appassionato d’arte. «È vero, con la famiglia Sgarbi, e con Elisabetta in particolare, nel corso dello scorso anno, si sono intessuti rapporti personali ed epistolari affinché si potesse ospitare una mostra all’interno del compendio della Villa dell’Olmo. Purtroppo, non per deficit organizzativi o per risposte mancate da parte del sindaco e da coloro i quali seguivano da vicino le possibilità di gestione - dice Brenna - si è ritenuto plausibile rivalutare la programmazione dell’esposizione a tempi migliori soprattutto per motivi economici e di agibilità del compendio Villa Olmo».

A bloccare tutto, secondo Brenna, sono stati soprattutto questioni economiche. Non dà cifre, ma parla di «diverse centinaia di migliaia di euro».


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