Contagi sul confine
Il Ticino pensa al lockdown

E la Lega dei ticinesi se la prende con i frontalieri

Contagi sul confine Il Ticino pensa al lockdown
Como coda di frontalieri alla dogana di ponte chiasso
(Foto di Andrea Butti)

Se entro quindici giorni - o forse entro dieci giorni, visto che il Consiglio federale si riunisce solitamente il mercoledì - la Svizzera non invertirà la rotta quanto a contagi e ricoveri, Berna potrebbe sancire un secondo lockdown, che porterebbe in dote in prima battuta la chiusura di bar, ristoranti, musei e lo stop ai concerti.

Da settimane gli ospedali della quasi totalità dei Cantoni sono sotto fortissima pressione. E sin qui il Governo federale, ma anche i Governi cantonali hanno preferito non fermare l’economia ove possibile. Ma certo - e il Ticino ne rappresenta l’esempio calzante - con tutte le attività aperte, inclusi bar e ristoranti, i contagi viaggiano a passo spedito senza ovviamente badare ai confini geografici. Non è un caso che sia in costante aumento - dall’Olgiatese alla Val d’Intelvi - il numero di frontalieri alle prese con il Covid-19. Una situazione che preoccupa sindaci e amministratori («La vicinanza del Ticino dove le contromisure sono blande è una variabile con cui stiamo facendo inevitabilmente i conti», le parole di qualche giorno fa del sindaco di Centro Valle Intelvi, Mario Pozzi) e che non ha mancato di alimentare polemiche sui due lati del confine. «Mi sembra puro sciacallaggio attribuire ai frontalieri l’aumento dei contagi in Ticino - l’affermazione perentoria di Giuseppe Augurusa, responsabile nazionale frontalieri della Cgil -. Puntare il dito contro l’Italia in un Cantone dove le misure sono, per usare un eufemismo, blande è una situazione che si commenta da sola».

Sul Mattino della Domenica, il settimanale della Lega dei Ticinesi, è apparso ieri a tutta pagina questo titolo: “30 al cinema, ma frontalieri senza limitazioni”. Evidente il richiamo alle ultime misure disposte dal Governo cantonale, che in pratica non hanno spostato d’una virgola le delicata questione della pressione sugli ospedali cantonali. «Per contrastare il Covid, il Governo cantonale ha deciso di limitare a 30 persone gli ingressi a cinema e teatri - si legge -, ma 70 mila frontalieri possono entrate in Ticino senza alcuna limitazione».

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