Coornavirus in Ticino  Crollo del lavoro  ma l’edilizia riparte
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Coornavirus in Ticino

Crollo del lavoro

ma l’edilizia riparte

In Svizzera senza lavoro in 152 mila,1500 posti persi al giorno. In Canton Ticino lavoro ridotto per un lavoratore su due

Negli ultimi giorni, i disoccupati in Svizzera sono passati da 118 mila a 152 mila al ritmo di 1500 posti di lavoro persi ogni giorno lavorativo, mentre le richieste per il “lavoro ridotto” (o disoccupazione parziale) in Canton Ticino hanno toccato il 52% contro il 34% quale dato a livello federale. «Mai visto nulla di simile», ha precisato ieri il capo Direzione del Lavoro presso la sempre solerte Seco (Segreteria di Stato dell’Economia), Boris Zurcher. «In breve tempo 12 mila-14 mila ticinesi potrebbero perdere il lavoro», ha fatto notare ieri il presidente cantonale (e consigliere nazionale) dell’Udc, Piero Marchesi. Il discorso riguarda da vicino anche i frontalieri. Ieri Tio.ch ha anticipato la decisione della Mikron di Agno di licenziare 110 dipendenti su un totale di 360, tra cui numerosi frontalieri. Decisione questa che ha messo sulle barricate Ocst e Unia. «Siamo alla seconda ristrutturazione in pochi mesi», le parole dell’Ocst a “La Regione”. Alla base della decisione ci sarebbe il crollo della domanda legata all’industria automobilistica. Emergenza sanitaria ed emergenza economica vanno dunque di pari passo nel Cantone di confine e nel resto della Confederazione. Il Canton Ticino ha deciso di ripartire dall’edilizia lunedì (aziende fino a 10 addetti) e così dalle unità produttive che passeranno l’esame dello Stato maggiore di Condotta cantonale. Ciò significa che un buon numero di frontalieri lunedì tornerà al lavoro, dopo quelli che già martedì hanno varcato il confine. Non mancano le preoccupazioni su ambedue i lati del confine. Ieri i contagi in Svizzera hanno raggiunto quota 27 mila. «Non siamo ancora fuori pericolo, ha fatto sapere Berna nel consueto punto operativo quotidiano. Nel pomeriggio è arrivata anche la nota dei sindacati, preoccupati per “le nuove aperture in Svizzera, approvate dal Consiglio di Stato, che ha definito una nuova finestra di crisi tra il 20 e il 26 aprile”. Secondo le organizzazioni sindacali italiane e svizzere, i nuovi provvedimenti «si aggiungono alle deroghe consentite appena dopo Pasqua, che hanno già determinato un incremento fino a 13 mila passaggi giornalieri ai valichi di confine». Il tutto «in una fase in cui le curve epidemiche delle province di confine e dello stesso Cantone non paiono ancora aver superato il punto critico». Nel mirino anche il meccanismo delle deroghe (relative alle aperture), affidato allo Stato maggiore di Condotta cantonale. Il Ticino ieri si è avvicinato a quota 3 mila contagi, con 270 decessi (e 580 pazienti dimessi). Sempre sul tema lavoro, le assunzioni in Svizzera si sono fermate lo scorso 16 marzo.

Ad oggi difficile se non impossibile fare previsioni per il futuro. A pagare il dazio maggiore, anche nel Cantone di confine, è stato il settore della ristorazione, mentre anche l’edilizia - in cui i frontalieri rappresentano più della metà della forza lavoro - è ricorsa su larga scala al lavoro ridotto. Berna ha fissato l’inizio della “fase due” per lunedì 27 aprile. Da segnalare infine la polemica per l’annullamento delle sedute del Gran Consiglio fissate per il 4 e 5 maggio. «Politici a casa e lavoratori esposti al rischio contagio», il commento del Partito Socialista.


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