Coronavirus, case di riposo

«Ai malati né tamponi,

né ricoveri in ospedale»

Coronavirus, case di riposo   «Ai malati né tamponi,   né ricoveri in ospedale»

In un documento al prefetto i sindacati segnalano la situazione di pericolo per ospiti e operatori

Sta diventando molto grave la situazione delle residenze sanitarie per anziani (Rsa) e di quelle per i disabili (Rsd) della provincia di Como, in seguito alla diffusione dell’epidemia da Covid-19. L’emergenza è stata evidenziata sabato da una lettera scritta dai rappresentanti sindacali territoriali al prefetto di Como, Ignazio Coccia. «Nonostante da settimane le strutture siano in auto isolamento – scrivono Giacomo Licata (Cgil), Francesco Diomaiuta (Cisl) e Salvatore Monteduro (Uil) -, con il divieto assoluto di accesso ai parenti, gli ospiti continuano ad ammalarsi e nei casi più gravi a morire». La comunicazione dei sindacati evidenzia inoltre un altro elemento di criticità: «Ci viene segnalato – proseguono – che, a fronte di sintomi evidenti accertati dai medici delle strutture, i tamponi non vengono eseguiti e gli ospedali non eseguono il ricovero delle persone provenienti da Rsa e Rsd con sospetto Covid-19, con il conseguente rischio che l’infezione si propaghi agli altri ospiti e al personale, creando crescente preoccupazione e allarme tra il personale sanitario e assistenziale».

Questa procedura peraltro contrasta con quanto prescritto dall’Istituto superiore di sanità nelle “Indicazioni ad interim per la prevenzione e il controllo dell’infezione” aggiornate al 16 marzo, che indicano in caso di sospetto contagio la segnalazione al servizio d’igiene pubblica per procedere con il tampone naso-faringeo. Anche nel Comasco sono già deceduti alcuni ospiti delle strutture sanitarie ed assistenziali e altri decessi sospetti, secondo i sindacati, sono probabilmente riconducibili al virus, anche se non inclusi nei conteggi ufficiali.

In questa situazione, evidenziano Cgil, Cisl e Uil, continuano a non essere sufficientemente disponibili i dispositivi di protezione individuale per gli operatori. «Alle problematiche elencate – si legge ancora nella lettera - si somma anche la decisione di Regione Lombardia di utilizzare le Rsa come strutture per ospitare i pazienti Covid-19 dimessi dagli ospedali: una scelta che appesantisce e rende ancora più grave e pericolosa la situazione all’interno di questi istituti».

Davanti a questa emergenza che rischia di aggravarsi ogni giorno di più, i segretari sindacali territoriali chiedono al prefetto, oltre ad un sostegno per reperire mascherine ed altri strumenti di protezione, di predisporre un una campagna di tamponi diffusa su operatori, ospiti e pazienti, «evitando in questo modo – scrivono – un’epidemia tra gli operatori e una strage tra gli ospiti che in altri territori della regione purtroppo è già realtà».


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