Coronavirus, il Ticino

corre più dell’Italia

Prestito già per 5.925 imprese

Coronavirus, il Ticino  corre più dell’Italia  Prestito già per 5.925 imprese

Intanto Lega e Pd chiedono un’indennità per i lavoratori frontalieri che hanno perso il posto (stagionali e somministrati)

Sono già 5.925 le imprese ticinesi che hanno chiesto e ottenuto i prestiti “ponte” per far fronte alla pesante crisi legata all’emergenza Coronavirus.

L’Associazione Bancaria Ticinese ha annunciato che ad oggi sono stati stanziati 744 milioni di franchi di aiuti. Una cifra ragguardevole e che ben presto potrebbe essere ritoccata al rialzo. Di sicuro, si tratta da un lato di un’importante boccata d’ossigeno per le imprese e dall’altro di una notizia che interessa da vicino anche i nostri frontalieri (6 mila quelli che hanno già perso il lavoro, come evidenziato dalla Cisl). Senza liquidità, si aprono scenari imprevisti e imprevedibili soprattutto laddove non esistono i contratti collettivi di lavoro. Ieri su questo spinoso argomento sono intervenuti, con la medesima richiesta, il parlamentare comasco della Lega Nicola Molteni e il senatore varesino del Pd, Alessandro Alfieri. Quella di riconoscere anche ai lavoratori italiani impiegati oltre confine tre misure previste per chi lavora in Italia. Tra le misure figura anche la garanzia degli ammortizzatori sociali, quali a titolo esemplificativo la Naspi, per l’intero periodo dell’emergenza epidemiologica. Attenzione ai frontalieri è stata chiesta anche dal consigliere regionale Pd, Angelo Orsenigo.

In Canton Ticino, i contagi hanno raggiunto quota 2599 con 198 decessi, mentre in Svizzera il numero complessivo dei contagi ha toccato quota 21737 con 771 decessi. Ieri i Cantoni Ticino e Uri hanno rinnovato l’appello a non recarsi nel Cantone di confine per le festività di Pasqua (impossibile chiudere il Gottardo). In Ticino tiene ancora banco la vicenda della spesa in Italia che tanto ha fatto discutere nell’ultimo fine settimana.

A “La Provincia”, il ministro ticinese Norman Gobbi ha spiegato che «le persone fermate alla dogana e che volevano recarsi a fare la spesa in Italia erano in particolare pochi cittadini svizzero tedeschi e alcuni cittadini italiani residenti in Ticino». «Un’altra persona - ha aggiunto Norman Gobbi - è stata poi fermata e in questo caso si trattava di un italiano con il permesso di frontaliere, ma non più impiegato in Ticino, che era giunto da noi si presume per fare il pieno di benzina». Da Norman Gobbi anche un segnale di distensione verso Lombardia e Italia: «Il controllo già aumentato in queste settimane sul suolo italiano e su quello elvetico farà da filtro importante anche nei prossimi giorni che coincidono con il week end pasquale».

Allerta massima ai valichi, dunque. I ticinesi - ha poi concluso il ministro leghista - «si sono attenuti sin qui alle disposizioni, anche perché sono coscienti della grave emergenza sanitaria italiana».


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