Coronavirus, in Ticino
Acasa i frontalieri dell’edilizia
Over 65, obbligo di stare a casa

I 6113 positivi e i 56 decessi hanno fatto decidere al Governo di Bellinzona misure drastiche

Coronavirus, in Ticino Acasa i frontalieri dell’edilizia Over 65, obbligo di stare a casa

Alla fine ha prevalso la ragion di Stato, anzi di Cantone. E così al termine dell’ennesima giornata concitata - segnata in Ticino da 84 nuovi casi (che portano il totale a quota 918) e con il numero di vittime salito a 28 - il Governo di Bellinzona ha deciso lo stop ai cantieri e più in generale all’edilizia fino al 29 marzo e nel contempo ha annunciato la chiusura di tutte le attività commerciali e produttive private, ad eccezione di sanità, banche, mense non aperte al pubblico e attività del settore agricolo e agroalimentari. Ciò significa che anche gran parte dei frontalieri che sino a venerdì hanno lavorato rimarranno a casa, anche perché sempre ieri è stato annunciato un nuovo giro di vite ai valichi. Quanto ai frontalieri, passerà - per diretta conseguenza - solo chi lavora in uno dei settori non interessati dallo stop. «Bene il Consiglio di Stato a interrompere tutte le attività nei cantieri e nelle industrie ticinesi - si legge in una nota del sindacato Ocst -. Per le aziende che non l’hanno ancora fatto, l’invito è a far richiesta di lavoro ridotto per evitare licenziamenti». L’edilizia occupa in Ticino circa 4 mila frontalieri, molti dei quali comaschi. Sempre Bellinzona ieri, sul modello del Canton Uri, ha deciso lo stop per gli over 65: niente più spesa né contatti con nipoti e utilizzo dei mezzi pubblici solo per necessità mediche. La giornata si era aperta con una polemica, piuttosto forte, nei confronti dell’Italia da parte di Daniel Koch, fermo restando che a ieri i casi di Coronavirus in Svizzera si sono attestati a 6113 (il maggior incremento nell’arco temporale delle 24 ore) con 56 decessi. Il responsabile delle Malattie Trasmissibili del ministero della Sanità (che fa capo a Berna), a precisa domanda, ha risposto che «la situazione in Italia è molto diversa da quella in Svizzera perché loro sono stati il primo Paese che ha subito il “colpo di frusta” del virus e hanno cominciato a prendere delle misure in ritardo ed erano poco preparati. Noi siamo invece preparati qui in Svizzera».

Eppure in Svizzera e in Ticino la situazione è di massima allerta ed è stato lo stesso Daniel Koch ad ammettere che «se la situazione dovesse peggiorare, i medici dovrebbero fare delle scelte», anche se ad oggi il medico cantonale Giorgio Merlani “mi ha assicurato che hanno ancora letti di terapia intensiva a sufficienza”. In Ticino l’incidenza dei contagi è pari a 257,8 casi ogni 100 mila abitanti. Numeri di assoluto rilievo.

Né Bellinzona né Berna hanno segnalato ieri criticità alle frontiere. Una lettrice ha segnalato il seguente caso: «Le guardie di confine svizzere alla dogana di Bizzarone hanno bloccato e rimandato indietro i lavoratori del settore agricolo, dicendo che passa solo il personale sanitario».

A precisa domanda, l’Amministrazione federale delle Dogane ha fatto sapere che «è competenza del Cantone». Poi ieri pomeriggio è arrivata la nuova stretta sugli ingressi.

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