Coronavirus, polemica in Ticino
«Sono i frontalieri a portarci il virus»

La Lega dei ticinesi chiede maggiori controlli: «Il governo federale chiude i bar e spalanca le frontiere». Nel mirino, in particolare, i pendolari italiani del calcio

Ci sono i frontalieri del calcio nel mirino della Lega dei Ticinesi nei giorni in cui Berna ha detto no alla riapertura di bar e ristoranti, chiusi dal 22 dicembre. E’ questa l’ultima frontiera (tanto per rimanere) in tema della polemiche che vedono il partito di via Monte Boglia sulle barricate nei giorni in cui le autorità cantonali hanno ufficializzato di fatto l’inizio della terza ondata di contagi anche in Ticino.

«Tutte targhe italiche davanti al centro sportivo di Balerna. Dalla Lombardia entra chiunque senza motivo», il messaggio postato dal consigliere leghista Lorenzo Quadri. «Il Governo federale manda in fallimento interi settori economici a suon di lockdown, ma le frontiere restano spalancate e senza controlli», ha aggiunto Lorenzo Quadri.

Una polemica, quella legata ai frontalieri del calcio, che tiene banco da giorni nel Cantone di confine. «Dal 1° marzo il calcio amatoriale ha potuto riprendere l’attività, con regole ben precise - scrive Ticinolibero.ch -. In particolare, il calcio dei ragazzi (fino a 20 anni) ha ottenuto il via libera per riprendere i campionati (ma senza pubblico). Discorso diverso per il calcio degli adulti, ancora fermo ai box. Con gli ultimi allentamenti, sono stati ripristinati gli allenamenti per un massimo di quindici persone».

Sin qui la cronaca delle ultime settimane. E già dai primi giorni di marzo si sono moltiplicate le segnalazioni relative alle tante auto con targhe italiane parcheggiate all’esterno dei centri sportivi. Segnalazioni rimbalzate poi sui social, tanto che la Federazione Ticinese di Calcio ha chiesto ai club il «massimo rispetto delle regole», anche in virtù del fatto che «la polizia effettuerà controlli». Sebbene tutti hanno garantito (e non potrebbe essere altrimenti) il rispetto delle regole, la vicenda nelle ultime ore è approdata addirittura a Berna, con Lorenzo Quadri che ha chiesto al ministro della Giustizia Karin Keller-Sutter di prendere posizione sull’argomento, visto che «a causa dell’assenza di controlli, tutti entrano liberamente in Ticino, non solo per lavoro».

Indirettamente Karin Keller-Sutter ha già risposto a Lorenzo Quadri ed al collega Marco Romano, affermando che «le misure sanitarie adottate in Svizzera, come la chiusura dei ristoranti e delle strutture per il tempo libero, hanno già un effetto limitante sulla mobilità».

Le parti restano molto distanti, con la Lega dei Ticinesi che ieri è tornata all’attacco - attraverso il “Mattino della Domenica” - sulle “frontiere con l’Italia spalancate”. «Abbiamo subito la prima ondata proprio a causa della libera circolazione delle persone, che attraversavano il confine dalla vicina Lombardia - si legge sul Mattino della Domenica -. Adesso il Governo federale intende fare il bis».

Più volte però Berna e Roma hanno confermato la bontà della scelta adottata in questi mesi, lasciando le frontiere aperte, senza dover ricorrere alla chiusura (come avvenuto la scorsa primavera) dei valichi minori di confine. In Svizzera c’è grande preoccupazione per la terza ondata di contagi e per una nuova pressione sugli ospedali. Ma ciò non giustifica l’ennesimo attacco rivolto ai territori di confine. Tutto questo senza dimenticare che il pieno di carburante resta off limits in territorio ticinese, così come il turismo dello shopping (in Italia) rimane al palo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA