Dalla Russia al Razionalismo comasco  Una mostra celebra un legame antico
La mostra rsta aperta fino al 30 giugno, da martedì alla domenica dalle 10.30 alle 19.30 (Foto by butti)

Dalla Russia al Razionalismo comasco

Una mostra celebra un legame antico

Ieri sera l’inaugurazione di un’esposizione dedicata a Golosov e a Terragni e a due edifici celebri: il Novocomum e il Club Zuev. A settembre il debutto a Mosca

Inaugurata ieri pomeriggio a San Pietro in Atrio in via Odescalchi la mostra “Terragni e Golosov: Novocomum a Como, Club Zuev a Mosca. Avanguardie a confronto” che, appunto, mette in relazione uno dei simboli del Razionalismo, ovvero l’edificio che l’architetto comasco presentò alla città, non senza critiche, nel 1929, e il circolo operaio realizzato a Mosca da Il’ja Aleksandrovič Golosov nello stesso periodo.

Un apparentamento così evidente che perfino la scheda che Wikipedia (ormai Bibbia spicciola del sapere contemporaneo) lo sottolinea nella scheda dedicata al Novocomum. «L’idea di questa mostra - ha spiegato Ebe Gianotti che l’ha ideata e coordinata per Made in Maarc -, che nasce dal convegno che si è svolto tre anni fa, è proprio quella di proporre un raffronto, per la prima volta ravvicinato: una comparazione scientifica tra i due edifici resa possibile grazie alla collaborazione con l’Archivio Terragni e con il MuAr - Museo di architettura di Stato “A. V. Shchusev” di Mosca».

La mostra si trasferirà poi nella capitale russa

La mostra si trasferirà poi nella capitale russa

Presente all’evento anche Elizaveta Likhacheva, direttrice del museo russo che, in settembre, ospiterà a sua volta questa mostra che «sarà la prima di una serie - anticipa Gianotti -. Abbiamo la fortuna di avere grandi architetti e opere importanti da studiare e da poter proporre anche nei Paesi dove andremo a indagare».

Da sinistra Lorenza Ceruti, Cristina Allevi, Maximiliano Galli, Giovanna Saladanna, Ebe Gianotti, Elizaveta Likhcheva, Roberto Conte, Anna Vyazemtseva, Attilio Terragni

Da sinistra Lorenza Ceruti, Cristina Allevi, Maximiliano Galli, Giovanna Saladanna, Ebe Gianotti, Elizaveta Likhcheva, Roberto Conte, Anna Vyazemtseva, Attilio Terragni
(Foto by Andrea Butti)

«È un progetto importante per il nostro museo e per tutta la nostra cultura - ha commentato Likhacheva -, perché in Russia abbiamo l’idea di un certo isolamento culturale nella prima metà del Novecento. Per questo l’esposizione sarà portata a Mosca in autunno, per rompere questa convinzione mostrando come, invece, vi fosse un dialogo con il resto del mondo e con le avanguardie dell’epoca».

Giovanna SaladannaRoberto Conte

Giovanna SaladannaRoberto Conte
(Foto by La mostra, allestita da , si avvale delle immagini di , una vera e propria “indagine fotografica”)

Un dialogo indagato a fondo dai curatori Alessandro De Magistris, ordinario di Storia dell’architettura al Politecnico di Milano, e Anna Vyazemtseva, docente di storia dell’architettura all’Università Roma Tre. «È un’opportunità straordinaria - hanno spiegato -. È la prima occasione storica di presentare una riflessione tra questa architettura italiana e quella russa. Abbiamo studiato biografie e pubblicazioni su Terragni e Golosov cercando tutti i punti di contatto. Hanno vissuto nella stessa epoca e sono anche morti a pochi anni di distanza. Abbiamo dei rapporti veramente intensi: basti pensare che la prima monografia al mondo sull’architettura italiana moderna è stata pubblicata proprio in Russia, nel 1935». La mostra, allestita da Giovanna Saladanna, si avvale delle immagini di Roberto Conte, una vera e propria “indagine fotografica”, la sua, realizzata tra Como e la capitale russa, cercando gli angoli e i punti di contatto più efficaci per sottolineare la linea che collega il Novocomum e il Club Zuev. La mostra, inaugurata alla presenza dell’assessore comunale alla cultura Carola Gentilini, sarà visitabile fino al 30 giugno, da martedì a domenica, dalle 10.30 alle 19.30 con ingresso libero. Dal 3 settembre al 3 novembre, come detto, la mostra si sposterà allo Shchusev di Mosca sotto la cura di Polina Streltsova. La conclusone ad Attilio Terragni, presidente dell’Archivio Terragni: «Spero che questa mostra faccia riflettere i comaschi. Dobbiamo svegliarci dal torpore: questa città, in passato, è stata in grado di osare. Il Novocomum era una novità assoluta, riconosciuta a livello mondiale».


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