E ora gli svizzeri
chiudono i bar (alle 19)
«E non venite a sciare qui»

Niente lockdown a fronte dell’impennata dei contagi e un appello rivolto innanzi tutto agli italiani

E ora gli svizzeri chiudono i bar (alle 19) «E non venite a sciare qui»
Como Resta vietato il pendolarismo dello shopping da e verso la Svizzera

Niente lockdown in Svizzera, nonostante 5136 nuovo contagi ieri e altri 106 decessi (326 contagi e 10 decessi l’allarme dato del Ticino), ma da oggi e sino al 22 gennaio bar e ristoranti dovranno chiudere alla 19 fino alle 6 del mattino successivo.

Lo ha annunciato il Governo federale, che nel provvedimento ha incluso anche negozi, mercati e strutture per il tempo libero e lo sport (nonché musei e biblioteche), che dovranno invece chiudere alle 19 in settimana, senza possibilità di alzare la saracinesca la domenica e nei giorni festivi. Il Governo di Bellinzona aveva già deciso la chiusura dei bar alle 19 e dei ristoranti alle 22, ma ora oltre ad allinearsi al nuovo provvedimento di Berna - con chiusura anche dei ristoranti anticipata alle 19 (restano le consegne a domicilio) - dovrà assistere ad un provvedimento a “macchia di leopardo”, con i Cantoni della Svizzera romanda che invece potranno continuare a tenere alzate le serrande sino alle 23. Ieri il Governo federale - con la presidente Simonetta Sommaruga e i ministri Alain Berset (Sanità) e Ueli Maurer (Economia) - ha lanciato anche un appello agli sciatori europei: “Non venite a sciare in Svizzera”. Questo perché la situazione dei contagi resta critica, considerato che “invece di diminuire, aumentano”.

Salvo invece (ad oggi) il veglione di Capodanno in tutti i Cantoni, con bar e ristoranti che potranno tenere aperto sino all’1. Nel tardo pomeriggio, in una nota, il Governo di Bellinzona ha commentato le nuove restrizioni decise da Berna, spiegando che “la situazione epidemiologica in Ticino non permette ad oggi di applicare deroghe all’obbligo di chiusura dei ristoranti”. Tutto questo però senza rinunciare una stoccata rivolta al Governo federale: “Il parametro di riferimento diventa l’incidenza dei casi. Questa scelta potrebbe innescare effetti indesiderati come una minore propensione dei Cantoni a invitare la popolazione a ricorrere ai test”. Certo è che Berna ha deciso di riprendere in mano le redini delle decisioni che interessano i singoli Cantoni, scelta questa che non è andata giù a una parte della politica, come l’Udc che ha chiesto dove sia finito il tanto sbandierato federalismo cantonale.

Nella nota di ieri, il Governo cantonale ha invitato i ticinesi a pianificare con anticipo gli acquisti natalizi per evitare assembramenti. Da segnalare, sempre nella giornata di ieri, anche un’altra decisione di Berna, annunciata dal ministro Ueli Maurer: “Abbiamo chiesto al Parlamento altre risorse per aiutare le aziende in difficoltà portando l’attuale programma di sostegno da 1 miliardo di franchi a 2,5 miliardi. Un sostegno che si è deciso di rivolgere in primis ai cosiddetti “casi di rigore”, che includono in particolare quelle imprese attive nel turismo e nel settore della cultura che stanno soffrendo più altre l’attuale situazione”. E nel turismo, in Canton Ticino, la presenza di lavoratori frontalieri è elevata e qualificata.

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