Giardini, si torna a parlare di recinzione
Ma non c’è più tempo: progetto già finito

La riqualificazione «Completamente aperti non li lascerei», ha detto Rapinese in consiglio Giunta divisa: l’intervento di riqualificazione è esecutivo e immodificabile. Fine lavori nel 2023

I giardini a lago recintati tornano di moda dopo vent’anni.

Il progetto esecutivo è pronto, ma è attesa una piccola variazione sui costi per un problema idraulico.

In consiglio comunale il sindaco Alessandro Rapinese ha dato conto alle minoranze del progetto per riqualificare i giardini a lago, già avviato da due mandati e che più volte si è bloccato.

«Personalmente i giardini a lago completamente aperti non li lascerei – ha detto il sindaco - visto la devastazione di questo anni. Peraltro sono chiusi in molti altri Comuni amministrati dal centrosinistra. Se penso a quanto sarà bello il parco dopo le riqualificazioni, l’idea che possa fare la fine di tutti gli altri non mi piace affatto. Il progetto dell’ex assessore Nini Binda a me piace da pazzi. C’era anche il benestare della soprintendenza».

Non c’è più tempo

In giunta però non sono tutti d’accordo, recintare i giardini resta solo un’ipotesi. Anche perché in realtà non c’è più tempo per le modifiche, che pure il primo cittadino avrebbe voluto. Il progetto esecutivo è pronto. C’è stato sì un problema, ha riferito il sindaco, ad una tubatura idraulica gestita da Lereti che «ha messo a repentaglio l’opera» con dei costi aggiuntivi. Per cui si è reso necessario «un aggiornamento minimo» già presente nella prossima variazione di bilancio. Variazione che promette di contenere molti capitoli e interventi e che dovrebbe approdare prima in giunta e poi in commissione già settimana prossima. Fatta la variazione la giunta ragiona già sugli arredi verdi da piantumare sul nuovo lungolago. Comunque, prima delle elezioni i progettisti, depositati i disegni definitivi, contavano di andare in gara entro la fine dell’estate, dunque a breve. Poi ci vorranno otto mesi di cantieri per regalare i nuovi giardini ai comaschi. L’ultimo cronoprogramma aggiornato infinite volte immaginava il taglio del nastro nell’estate del 2023. Tra poco meno di un anno. Per rimettere a nuovo i giardini la città di Como ha perso almeno cinque anni, oltre che dei fondi regionali. Colpa delle lentezze della burocrazia, ma anche di un ricorso in tribunale.

I costi sono già aumentati, nel 2020 più approfondite perizie ai sottoservizi hanno fatto salire i conti da un milione e mezzo di euro a due milioni e 400mila euro.

Zona bar e un anfiteatro

Nei disegni depositati a inizio anno nei giardini era prevista una zona bar, dei bagni, uno spazio giochi per i bambini, un anfiteatro verde al posto della fontana di roccia, una vasca d’acqua con degli schizzi e un’area commerciale. E le recinzioni?

«Secondo me sono ancora attuali – commenta Nini Binda, ex assessore della seconda giunta guidata da Alberto Botta tra il 1998 e il 2002 – il mio progetto era stato redatto, votato dalla giunta, dal consiglio comunale con tanto di ok della soprintendenza. Poi con il cambio dell’amministrazione è finito nel cassetto, i benpensanti se lo sono dimenticato. Ma il problema dell’ordine e del degrado esisteva ieri ed esiste anche oggi. Per me si può fare».
S. Bac.

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