Ha 89 anni, ma niente vaccino  «Ora è gravissimo per il Covid»
Moltissimi anziani comaschi attendono ancora dalla Regione l’appuntamento per il vaccino, finora è stato protetto meno del 20% degli “over 80” (Foto by butti)

Ha 89 anni, ma niente vaccino

«Ora è gravissimo per il Covid»

Anziano e invalido, aveva chiesto la dose il 18 febbraio. Da allora tutto tace

Il caos vaccini si sta abbattendo sulle fasce più fragili della popolazione. La campagna della Regione per proteggere gli over 80 procede a rilento, moltissimi non sono ancora stati convocati. Intanto continua a crescere il numero delle vittime e nella maggior parte dei casi si tratta proprio di anziani. Il Covid continua a colpire e i vaccini arrivano a un ritmo decisamente più lento se paragonato a quello con cui il contagio si propaga.

Tra gli anziani comaschi ancora in attesa della chiamata per il vaccino qualcuno ha contratto il Covid e ora si trova ospedalizzato, in situazioni critiche. Rosario Presti e la sua famiglia stanno vivendo ore di sconforto. Il suocero di Presti, Corrado Trunfio, è ricoverato dal 9 marzo nel reparto Covid dell’ospedale Sant’Anna di San Fermo; ha il casco perché non riesce a respirare in autonomia e le notizie che arrivano dal nosocomio non sono purtroppo confortanti.

Trunfio ha 89 anni, da 13 è invalido e si muove con l’ausilio di una sedia a rotelle. Ma la sua condizione non è bastata per avere un vaccino in tempi rapidi. «Proprio per la sua invalidità avevamo chiesto al medico di base di fare la domanda per una vaccinazione a domicilio – racconta Presti – Il tutto è stato inoltrato il 18 febbraio scorso, ma ad oggi non è arrivata nessuna chiamata e nel frattempo lui sta rischiando la vita».

Il racconto

Presti è noto in città soprattutto perché in passato ha ricoperto incarichi all’interno di Confcommercio Como, occupandosi in particolare della categoria dei commercianti ambulanti. Ancora adesso è consulente in queste settore e durante la pandemia ha continuato a lavorare anche trattando le difficoltà di un comparto che la crisi in corso non sta risparmiando. «Ogni giorno mi sono recato sui mercati, dove era richiesto il mio intervento, incontrando diverse persone – racconta – Io e mia moglie dividiamo casa con i miei suoceri. Abbiamo cercato di adottare tutte le precauzioni possibili, ma sapevamo che per stare tranquilli al cento per cento potevamo solo contare sulla tempestività del vaccino. Vaccino che è arrivato troppo tardi. Ora mio suocero è all’ospedale, io sono in quarantena. Fortunatamente mia moglie e mia suocera sono risultate negative al tampone».

Presti non vuole denunciare nessuno, quando parla di questo momento a prevalere è la disperazione nel sentirsi impotenti di fronte a quello che è capitato a lui e alla sua famiglia: «Non dico che il vaccino avrebbe del tutto evitato a mio suocero il rischio di contrarre il Covid, ma non lo avrebbe avuto in una forma così aggressiva e con delle conseguenze pesanti come quelle che oggi si trova ad affrontare».

Organizzazione bocciata

L’auspicio è che casi del genere non si ripetano più: «A poco interessa - dice Presti - ricercare le colpe e le responsabilità, piuttosto come famiglia vorremmo sottolineare che in questo momento per tutelare tutti e in particolare i più fragili è fondamentale garantire un’organizzazione più efficiente della campagna vaccinale. Solo così si può fare la differenza».


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