Ieri e oggi medici di famiglia in sciopero: «Siamo contrari alle case di comunità»
La protesta Garantite soltanto urgenze e visite domiciliari:«Rischi di venire meno il rapporto con i pazienti»
Lettura 1 min.I medici di famiglia incrociano le braccia. Ieri diversi studi medici hanno chiuso (lo faranno anche oggi), garantendo solo urgenze e visite domiciliari: sono contrari ai turni obbligatori nelle case di comunità, così come contemplato nell’accordo raggiunto lo scorso giugno a livello nazionale, senza che però in Lombardia la trattativa si sia mai conclusa. «Siamo pochi, abbiamo 2mila pazienti a testa e dobbiamo fare obbligatoriamente anche turni aggiuntivi nelle case di comunità? Io spero che la nostra Asst sia più sensibile - dice il medico di Rebbio Paolo Iaria – , che programmi le cose per gradi, prima con i giovani medici, le guardie». Hanno aderito medici anche di altre sigle. «Così ci allontaniamo dai pazienti – aggiunge dallo studio di via Borgovico Marco Castelnuovo – diventiamo guardie mediche perché nelle case di comunità riceveremmo pazienti ogni volta nuovi, sconosciuti, non nostri».
«Io ho deciso di fare il medico perché credo nel rapporto di fiducia con i miei pazienti – spiega Sara Soldarini – se non li conosco non li posso curare a dovere. Dovremmo ogni visita ricominciare tutto da capo». E ancora: «Tanti come me sono massimalisti, vicini ai 2mila pazienti – dice la dottoressa Grazia Pennisi – finirei per sottrarre tempo ai miei assistiti per andare a fare, non si capisce bene cosa, dentro alle case di comunità. È ragionevole che nelle case di comunità ci sia un riferimento temporaneo per chi è senza medico ,a non possiamo rompere per tutti il rapporto di fiducia, vuol dire rinunciare alla professione». La richiesta più frequente è togliere l’obbligatorietà. «Oltre agli ambulatori, alla burocrazia, ai sistemi informatici che vanno sempre in tilt, dobbiamo anche essere usati per salvare i soldi del Pnrr? - così li medico Alessandro Morra – È la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Tanti di noi così fosse lascerebbero. L’accordo a livello nazionale non l’hanno sottoscritto tutti, noi no».
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