«La Ticosa? Chiediamo aiuto a Milano»
Un’immagine tratta dalla bozza di progetto messa a punto dal Comune

«La Ticosa? Chiediamo aiuto a Milano»

Il costruttore Giampiero Majocchi: «Progetto apprezzabile, ma prima pensiamo al destino della città». Dal capoluogo un esempio virtuoso: «Vive una stagione senza precedenti. Creiamo legami e connessioni con loro»

«Il futuro della Ticosa è a Milano». Giampiero Majocchi, figura simbolo dell’edilizia comasca, già a capo della Camera di Commercio, è una delle persone che meglio conosce il caso Ticosa, quei 42mila metri quadrati pubblici di ex area industriale che fanno da arco di trionfo alla nostra città. L’idea progettuale presentata di recente all’Ance dall’amministrazione comunale che mira a spostare in Ticosa gli sportelli e gli uffici di Palazzo Cernezzi per Majocchi è meritevole, ma non coglie le sfide del futuro.

«Intanto apprezzo il coraggio dell’assessore Marco Butti e del dirigente Giuseppe Ruffo nel presentare l’idea - dice Majocchi - un’idea che è di buona fattura. Il ridisegno della Ticosa però deve legarsi al destino della città. Non è un discorso immobiliare. Como purtroppo non riesce ad interrogarsi sul suo futuro. Vogliamo diventare una città turistica, ma il turismo da solo non basta. Anche in termini d’occupazione, con il tessile e l’arredo fino a qualche decennio fa ogni giorno in città entravano 3mila operai. Oggi invece il manifatturiero non può garantire certezze ai nostri giovani che infatti se ne vanno impoverendo il territorio. Como d’altronde non può essere una città dei servizi e pochi anni fa ha detto no alla cittadella universitaria. Un errore, non abbiamo saputo cogliere una grande opportunità».

Insomma Majocchi per la Ticosa auspica una vocazione, un motore propulsivo, non l’ipotizzato trasloco degli uffici comunali con qualche posto auto. La domanda però sul destino di Como non è semplice da sciogliere.

«Secondo me la risposta è Milano - ragiona ancora Majocchi - Milano sta vivendo una stagione senza precedenti, è una primavera migliore di quella vissuta negli anni sessanta e settanta. La capacità e la velocità di attrarre investimenti da tutto il mondo, capitali internazionali soprattutto nel campo della finanza sta trasformando il vicino capoluogo lombardo in una grande capitale europea. Dovremmo bussare alla porta del sindaco Giuseppe Sala. Creare legami, connessioni. Noi abbiamo la fortuna di avere dei luoghi splendidi, un lago e delle ville che Milano non ha. Non voglio fare di Como il dormitorio di Milano, ma Como può essere un giardino in grado di accogliere eventi e nuove intelligenze. D’altra parte avremmo dovuto già catturare il fashion e la moda più di quanto abbiamo saputo fare».


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