L’accusa di Camesasca  «La città non è accogliente»
Sul Lungolario Trieste passeggiata tra i new jersey delle paratie

L’accusa di Camesasca

«La città non è accogliente»

L’imprenditore denuncia: «Sporcizia e degrado in centro

Como dà una brutta immagine di sé»

Cartelli che parlano una sola lingua, la nostra. Rifiuti troppo spesso abbandonati. Ma anche: dove sono i fiori, primo benvenuto della natura in uno dei paesaggi più apprezzati dai turisti di tutto il mondo? E ancora perché non fare più attenzione ai dettagli della manutenzione? Andrea Camesasca ha la delega al turismo nella giunta della Camera di commercio di Como. Convinto che anche le piccole cose possano fare la differenza, nell’accoglienza. Anche perché la prima impressione è quella che conta e non solo: oggi c’è il rischio che finisca subito sui social e danneggi tutti gli sforzi per promuovere Como.

La città ha questo trend ancora più fortunato all’interno della tendenza già positiva di tutta la provincia: l’ultima conferma viene dall’analisi dei primi nove mesi del 2016, con un +15,2% di arrivi contro il 9% della provincia.

Ieri una statistica camerale diffusa a livello lombardo confermava anche la crescita delle strutture, per il 5,8%: della serie, c’è uno sforzo imprenditoriale, creativo per far sentire i turisti parte di un’esperienza piacevole, in strutture adeguate alle attese. Quando si cammina per il capoluogo, però, l’impatto non è sempre all’altezza delle aspettative del turista. A partire dalla navigazione, come ha denunciato settimana scorsa il vicepresidente di Confcommercio Como Roberto Cassani. «E ha ragione – sottolinea con forza Camesasca – Che cosa ci vuole per una tettoia? Fermo restando che l’intera questione della navigazione va affrontata».

Su questo fronte è emersa la disponibilità del neo assessore al Turismo Simona Rossotti e intanto il direttore del servizio Salvatore Vitulano ha annunciato che per settembre il riparo ci sarà.

Ma Camesasca indica anche una serie di piccole cose, concrete e preziose, che possono aiutare a migliorare l’immagine del capoluogo. Anzi devono: «I fiori prima di tutto. Non sono in misura sufficiente per colpire positivamente i turisti di tutto il mondo che arrivano qui. Poi ci vuole una manutenzione costante. Non è possibile che per arrivare ad ammirare il monumento di Libeskind ci siano le beole saltate. Una volta che viene messa a disposizione una passeggiata, poi bisogna prendersene cura».

Negli ultimi anni le condizioni sono peggiorate, secondo Camesasca, anche per i rifiuti. L’inciviltà ha il suo peso, ma non si può permettere che vinca: «Spesso si trova immondizia di tutti i tipi. Per non parlare dei bidoni per la differenziata all’ora dell’aperitivo e dei mozziconi, che poi finiscono nel nostro lago. Quando c’era Expo, abbiamo realizzato i posacenere ecologici. Forse dovremmo rifarli».

Un chiodo fisso per l’albergatore è rappresentato dai cartelli: «In lingua italiana soltanto non servono a niente. Tutti i cartelli, anche quelli che indicano il controllo di velocità, ad esempio. Come fa a capirlo un inglese o un tedesco?».


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