«Papà ucciso dal virus  Spariti i suoi ricordi»
Saverio Barberino tra la moglie e la figlia Nunzia

«Papà ucciso dal virus

Spariti i suoi ricordi»

Saverio Barberino fu una delle prime vittime comasche: «Scomparso il suo orologio. Aveva un valore affettivo»

Nessun dito puntato. Nessuna accusa. Ma il bisogno di sapere. Di ottenere una risposta. Perché, oltre il dolore per aver perduto il padre, una delle prime vittime del Covid a Como, Giuseppe Barberino e la sorella Nunzia hanno anche dovuto subirne un secondo: quello della scomparsa di un oggetto caro, un ricordo a cui il padre era particolarmente affezionato: il suo orologio. Partito con lui verso l’ospedale e mai più tornato.

La vittima

Saverio Barberino aveva 81 anni quando, agli inizi di marzo, viene prelevato da casa da un’ambulanza e portato al Sant’Anna. Dove morirà pochi giorni dopo, ucciso dal maledetto virus. Erano i giorni in cui anche Como si trovò catapultata in un incubo inedito, in una tragedia mai provata prima. «Non abbiamo neppure potuto salutarlo o abbracciarlo un’ultima volta - dice ora il figlio Giuseppe - E oltre a questo non abbiamo più riavuto il suo orologio, un Tissot: il primo oggetto che lui indossava la mattina appena sveglio, l’ultimo che riponeva la sera prima di dormire. Quando l’impresa di pompe funebri ci ha riportato il sacchetto con gli oggetti personali che mio padre indossava il giorno del ricovero, abbiamo trovato i pantaloni, la camicia, le scarpe, ma dell’orologio nessuna traccia».

Sono giorni concitati in ospedale. Il pronto soccorso è letteralmente preso d’assalto dalle ambulanze. Arrivano pazienti in condizioni disperate. «E io questo lo capisco. E capisco che possa anche essere andato perso, ma non accetto la risposta che l’ufficio relazioni con il pubblico del Sant’Anna mi ha dato di fronte alla richiesta di spiegazioni per la scomparsa dell’orologio».

Scrive in una mail del 6 agosto l’Asst Lariana: «La manipolazione del defunto antecedente la chiusura nel feretro doveva avvenire adottando tutte le misure di sicurezza atte a evitare il contagio. In particolare: isolamento del defunto all’interno di un contenitore impermeabile sigillato e disinfettato, insieme a tutto quanto indossato al momento del decesso».

«La risposta lascia intendere che anche l’orologio di papà sia finito nella bara - commenta Giuseppe Barberino - ma allora che senso ha avuto restituirmi i vestiti, che sicuramente erano venuti in contatto con il virus anche questi?».

Così l’Asst Lariana

Un dubbio più che legittimo, che abbiamo riproposto alla direzione del Sant’Anna, che ha replicato solo con una nota scritta: «Esprimiamo innanzitutto le nostre condoglianze ai familiari per la scomparsa del signor Barberino. Per quanto riguarda la segnalazione relativa all’orologio non sono risultati presenti oggetti in Pronto Soccorso a nome del signor Barberino. Per gli indumenti è stato possibile restituire solo quelli depositati ma non quelli indossati durante la degenza». Ma il figlio replica: «I vestiti che ci sono stati restituiti erano quelli che mio papà indossava nel momento del ricovero, non solo quelli depositati successivamente».

Conclude l’ospedale: «In queste circostanze possiamo solo consigliare di presentare una denuncia alle forze dell’ordine perchè siano fatte le necessarie indagini nell’interesse del paziente e dello stesso ospedale».


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