Paratie, nel 2013 la soluzione   «Mi avessero ascoltato...»
COMO Il cantiere è fermo da dicembre 2012

Paratie, nel 2013 la soluzione

«Mi avessero ascoltato...»

L’ingegner Tarantola rifiutò l’incarico di direttore lavori in Comune

Chiese di rifare la gara, come vuole oggi Anac, ma il sindaco chiamò Gilardoni

Bisogna rifare la gara d’appalto, dicono oggi Anac e Procura. Un dirigente dell’Amministrazione provinciale, Bruno Tarantola, l’aveva detto al sindaco Mario Lucini già nel 2013, quando era stato chiamato per parlare del suo possibile trasferimento in Comune come direttore dei lavori sul lungolago. Tarantola si occupa di opere pubbliche a Villa Saporiti da quasi trent’anni e quella sua presa di posizione, riletta alla luce degli ultimi accadimenti, suona a dir poco profetica. All’epoca l’ingegnere prese seriamente in considerazione l’ipotesi di accettare l’incarico, ma spiegò che si sarebbe assunto l’onere della delicatissima questione solo a patto di rescindere il contratto con l’azienda Sacaim e procedere con una nuova gara (qualcuno dice che pose come condizione anche l’estromissione del dirigente Antonio Ferro ma su questo non ci sono conferme). Lucini rispose che la sua idea era un’altra - voleva predisporre una terza variante al progetto, senza cacciare Sacaim - e fu così che Tarantola rimase in Provincia. Il ruolo di direttore lavori, dopo il pensionamento di Antonio Viola, venne affidato a Pietro Gilardoni.

Il sindaco, oltre a fidarsi del parere di tecnici comunali e regionali, cercava probabilmente un modo per evitare altri anni di stop. Ma i fatti non gli hanno dato ragione.

Negli atti dell’inchiesta (a Tarantola, è bene chiarirlo, non è rivolta alcuna accusa) compaiono una serie di intercettazioni che confermano in pieno il retroscena. Il dirigente di Villa Saporiti, parlando proprio con Gilardoni nell’estate scorsa, spiega che non gli dispiacerebbe rivestire in Comune il ruolo di “responsabile del procedimento” per le paratie, se dovesse liberarsi. Ma solo a certe condizioni, le stesse che aveva già dettato tempo prima a Lucini. «Sai bene perché all’epoca non ho voluto», dice Tarantola al suo interlocutore. «Avevo anche ragione», aggiunge. «Io conosco bene la vicenda, se m’avesse dato retta subito...».

Al telefono con un’altra persona, Tarantola sulla questione paratie dice: «Tanto non si risolve... Ormai si sono infilati in un cul de sac». E l’interlocutore: «Non ti hanno permesso di aiutarli, si arrangino».

Contattato ieri, Tarantola ha preferito non rilasciare dichiarazioni. La vicenda dimostra in ogni caso che non sono spuntati solo adesso, forti del “senno di poi”, i sostenitori della necessità di rifare la gara d’appalto. Certo, nel momento in cui Lucini divenne sindaco erano in minoranza. Forse pesò anche il clima, la città non aveva alcuna voglia di aspettare ancora per la ripresa dei lavori e il sindaco aveva il vento in poppa, forte della vittoria schiacciante ottenuta al ballottaggio. La realtà dice che, quattro anni dopo, la matassa è ancora più ingarbugliata.


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