Pedaggio sulla tangenziale  Il governo: «Colpa di Maroni»
Alberto Gaffuri, il sottosegretario Luca Lotti, Rita Livio e Luca Gaffuri

Pedaggio sulla tangenziale

Il governo: «Colpa di Maroni»

Lotti, braccio destro di Renzi: «Sistema scelto dalla Regione. Tocca a loro trovare i soldi, se lo fanno approviamo tutto domani mattina»

«Caro presidente Maroni, le cose non stanno come dici tu. È stata proprio la Regione, attraverso la sua partecipata Cal, ad aver scelto un project financing con pedaggio per realizzare la tangenziale». La replica è di Luca Lotti,  sottosegretario alla presidenza del consiglio e segretario del Cipe, il comitato interministeriale competente in materia. Lotti, da sempre vicinissimo a Matteo Renzi, ieri da Varese ha rimandato al mittente la responsabilità per il pedaggio sulla tangenziale di Como. «Roberto Maroni ha scritto sulla sua pagina Facebook e gli avrei risposto subito, ma la sua pagina non permette di replicare ai post - ha detto - Evidentemente questa è la loro democrazia».

Il numero uno del Cipe, ente chiamato in causa a più riprese da Maroni in questi mesi, era nella sede della Camera di commercio di Varese, dove ha incontrato anche gli esponenti istituzionali comaschi.

«Il Governo è disponibile a collaborare come ha già fatto con altre opere sia in Lombardia che in altre regioni - ha precisato - Ma non abbiamo soldi da mettere sulla tangenziale per togliere il pedaggio. Se la Regione Lombardia vuole finanziare le perdite derivanti dall’assenza del pedaggio e fare un nuovo piano economico finanziario, sono pronto a convocare il Cipe dopodomani per approvarlo».

Il consigliere regionale del Pd Luca Gaffuri ha presentato l’ipotesi per il secondo lotto della tangenziale invece del sindaco Mario Lucini, assente. C’erano la presidente della Provincia Maria Rita Livio e il sindaco di Albese con Cassano nonché promotore del comitato “No pedaggio” Alberto Gaffuri. Lotti si è impegnato a convocare le parti interessate. Non è chiaro se con o senza il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, che un mese e mezzo fa a Cernobbio aveva dato la stessa risposta agli amministratori comaschi.


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