Referendum, muri e minacce  Ma quanto odio a cavallo del confine
Secondo molti osservatori, tra le cause della “chiusura” svizzera nei confronti degli stranieri, ci sono i timori legati all’aumento vertiginoso del costo della vita (Foto by archivio)

Referendum, muri e minacce

Ma quanto odio a cavallo del confine

Fu il “Nano” Bignasca nel 2012 a invocare barriere -Oggi 17 cantoni chiedono di rivedere gli accordi con l’Ue - «La rabbia? Abbiamo fatto un tuffo indietro di 30 anni»

Voleva il muro al confine il “Nano”, al secolo Giuliano Bignasca, padre-padrone della Lega dei Ticinesi,scomparso nel marzo del 2013. Un muro alto quattro metri per fermare i frontalieri.

Era il settembre 2012, ma quella che inizialmente sembrava solo una boutade, pensata per qualche titolo sui giornali, ha rappresentato - suo malgrado - l’inizio di una campagna politico-mediatica che ha messo ufficialmente nel mirino i nostri lavoratori, parlando soprattutto alla “pancia” degli elettori.

Forse per non essere tacciati di stare a guardare, anche gli altri Cantoni di confine si sono mossi. L’Udc - il partito dell’infausta campagna “Bala i Ratt” (nel mirino, manco a dirlo, i nostri lavoratori) - ha così coalizzato il malcontento popolare, dando vita al referendum contro l’immigrazione di massa del 9 febbraio 2014, dove ben 17 Cantoni hanno dato mandato alla Confederazione di rinegoziare gli accordi di libera circolazione con l’Europa. Da allora, nulla è stato più come prima.

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