Rsa, i vaccini non bastano a riaprire  «Le varianti fanno ancora paura»
Un’immagine della “Stanza degli abbracci” alla Ca’ d’Industria di Rebbio: il cellophane consente di toccarsi e di parlarsi inibendo la trasmissione di eventuali virus o batteri

Rsa, i vaccini non bastano a riaprire

«Le varianti fanno ancora paura»

Le residenze per anziani possono accogliere i parenti solo sotto la propria responsabilità - Alle Giuseppine ci hanno provato (con tampone). Ma serve un accordo tra Regione e Governo

Nonostante i vaccini, le porte delle Rsa restano chiuse. I parenti sono ancora costretti a salutare i loro cari dalla finestra o dalla cosiddetta “stanza degli abbracci”.

Il motivo? «L’Istituto superiore della Sanità raccomanda ancora prudenza - spiega Marisa Bianchi, direttrice della Ca’ d’Industria -, in particolare contro le varianti, alcune delle quali riescono a colpire anche soggetti già vaccinati, per non dire di chi non risponde alle vaccinazioni. Comunque è da marzo 2020 che le Rsa possono in teoria fare entrare i parenti. La responsabilità però è soltanto nostra».

«Diverse varianti non sono coperte dal vaccino – dice il direttore sanitario delle Marcellina Gennarino Balestra – Governo e Regione non hanno firmato atti per sollevarci dalla responsabilità. E non esistono ancora certificati vaccinali, quelli di cui si discute scadono dopo sei mesi. Vorrebbe dire fare nelle Rsa le terze dosi da luglio».

Il terzo richiamo è un punto di domanda su cui anche gli operatori sanitari stanno iniziando ad interrogarsi. «La responsabilità ricade sui medici - dice Mario Tagliabue, geriatra della Rsa di Torno - nonostante il vaccino noi facciamo i tamponi a tutti ogni quindici giorni, valgono mascherine e distanza, sempre. Giusta la prudenza, ma gli ospiti continuano a non vedere nessuno se non da una vetrata». In realtà c’è chi, come le Giuseppine, ha tentato di far ripartire le visite in presenza. «Sì, ma previo tampone per i visitatori - dice il presidente Patrizio Tambini - che comporta una spesa, un’attesa, dovendo comunque stare distanti quattro metri dall’ospite. Per cui alla fine quasi tutti salutano ancora dalla finestra. Finché non ci sarà una norma il cerino resta in mano a noi. E le porte continueranno a stare chiuse anche se ormai sia parenti che anziani sono vaccinati».

La vaccinazione, comunque, ha messo al sicuro gli anziani. Contagi, ricoveri e per fortuna anche decessi sono drasticamente crollati fino a sparire. Questa è la più importante conquista. Salvo rare eccezioni le Rsa adesso sono davvero Covid free. «I massimi esperti europei – fa notare ancora Tambini – sostengono che tra vaccinati ci si può togliere la mascherina». Al momento in Italia queste misure non sono state contemplate.

La vice presidente della Regione Lombardia ed assessore al Welfare Letizia Moratti ha proposto alla conferenza Stato-Regioni di riaprire alle visite nelle Rsa se ospiti e parenti sono entrambi vaccinati contro il Covid ed hanno ottenuto un “certificato verde”.

«Volentieri, ma certificati e green pass ancora non ce ne sono - commenta Mario Sesana, presidente provincia di Uneba, ente che raccoglie il maggior numero di Rsa comasche -. Da sempre nelle ordinanze governative, riprese dalle circolari regionali, c’è la frasetta che offre alle strutture la possibilità di fare entrare esterni, ma sotto la responsabilità delle nostre direzione sanitarie. Finché Regioni e governo non faranno un provvedimento chiaro non ne usciremo. Molte Rsa stanno cercando di muoversi da sole, con l’estate che arriva, gli spazi all’aperto, ma come al solito in autonomia e a proprio rischio. È vero che ci sono ancora molti interrogativi da sciogliere. La durata della vaccinazione non è nota e le tanti varianti potrebbero bucare le difese erette dal vaccino».


© RIPRODUZIONE RISERVATA