«Stadio via dal centro e qui il modello lugano. Punto a due consiglieri»

Francesco Matrale Candidato di Italexit a Como

Al primo punto del programma elettorale di Francesco Matrale c’è un nuovo stadio da costruire fuori dalle porte della città per liberare in questo modo il Sinigaglia e metterlo a disposizione dei cittadini. Il candidato di Italexit si dice vicino alla “working class” e non accetta la definizione di no vax.

Ma davvero il Sinigaglia si può spostare lontano dal lago?

Sì, è forse la cosa che mi sta più a cuore. So che è una scelta che è in contrapposizione con quella di tutti gli altri candidati, ma penso che i problemi debbano essere risolti in maniera forte e, se serve, anche impopolare. Attorno al Sinigaglia ci sono troppi monumenti di pregio, il quartiere è spesso ostaggio dei tifosi, molti residenti sono stanchi di vivere in trincea. Possiamo costruire uno stadio di calcio moderno con la società a Lazzago, a Casnate, c’è una proposta per andare ad Appiano Gentile. Trasformeremo invece l’attuale Sinigaglia insieme ai privati in un centro polifunzionale. Per tutti gli altri sport, per i diversamente abili, per ospitare eventi e concerti che abbiano il magnifico sfondo del lago. Un luogo vissuto da tutti ogni giorno in equilibrio con il cuore della città.

Al secondo punto del programma cosa mette?

I temi e i problemi sono molti, ma lavorerei sulla viabilità. Attraversare la città in auto durante gli orari di punta è ormai insopportabile. Ci sono code ovunque, la gente è esasperata. Ma questo è ovvio senza grandi aree di sosta esterne con tariffe popolari. Finalmente sono arrivati i primi cento parcheggi in Ticosa, ma dobbiamo fare di più. Servono navette ecologiche di collegamento dai punti di interscambio ogni quarto d’ora.

Non crede sia una proposta un po’ inflazionata?

In realtà me l’hanno rubata gli altri candidati. Come hanno fatto con diverse proposte, per esempio sul turismo e sull’accoglienza. Non si possono vedere le file di turisti sotto al sole attendere ore per comprare un biglietto della Navigazione. I visitatori meritano servizi all’altezza, bagni pubblici aperti, aiuole con fiori e piante ornamentali, degli infopoint funzionanti.

Da dove arriva Matrale?

Molti dicono che non sono comasco, ma io a Como ci ho vissuto e ci ho lavorato. Mio padre era nel tessile e da Milano ha preso casa in città e dunque ho avuto modo negli anni di vedere il capoluogo comasco volgere inesorabilmente verso il degrado. Distrutto da anni di mala gestione del centrodestra e del centrosinistra. Ho vissuto anche a Lugano il cui modello di città mi piacerebbe importare. Qui, comunque, ho fatto per dieci anni il sindacalista, nella Cgil nel settore della grande distribuzione. E a tal proposito fossi sindaco avrei la mia da dire sulle aperture domenicali. Mi terrei la delega al Commercio. Lavorare sette giorni su sette vuol dire sfaldare le famiglie senza creare, lo dice Confcommercio, nemmeno mezzo posto di lavoro.

Lei non è di destra?

Il sindacato non è di sinistra e non è di destra e comunque al sindacato ho mosso le mie critiche. Quando la politica svendeva la sovranità nazionale all’Europa e la globalizzazione con la delocalizzazione delle imprese ci rovinava. Ho votato Lega e M5S per poi rimanere deluso da entrambi, con una forte disaffezione nei confronti della politica. Sono stato vicino al partito dell’astensionismo, ma ho sempre creduto sia importante votare e partecipare. Ecco perché ho deciso di mettermi in gioco. Per dare una rappresentanza alla pancia della città che non ha voce.

L’ha scelta Paragone?

Gianluigi Paragone il leader di Italexit mi ha scelto, dopo però un confronto locale con i componenti della lista e dopo una discussione provinciale e regionale. Siamo un gruppo omogeneo, mosso dalle stesse idee. Ci sono avvocati, docenti, cittadini capaci che parlano cinque lingue diverse. Per me è motivo d’orgoglio dare rappresentanza ai comaschi delusi.

E qual è l’obiettivo minimo?

Il 3% con due consiglieri eletti a Palazzo Cernezzi.

E per il ballottaggio?

Se si andasse al ballottaggio non daremo indicazioni. Gli altri candidati non sono avversari, provo rispetto per tutti, anche stima personale per esempio per Barbara Minghetti e Giordano Molteni. Ma i principali soggetti politici che hanno gestito l’amministrazione cittadina hanno fatto disastri.

Che senso ha in una media città un partito anti europeo?

Italexit pone temi nazionali e sovranazionali. Con il Comune non hanno attinenza. Un domani alle elezioni politiche vedremo.

Altri temi locali?

C’è tanta carne al fuoco, dai quartieri alle politiche sociali. Oppure la tassa di soggiorno che ogni anno frutta al Comune di Como più di un milione di euro. Eppure i servizi sono davvero scadenti. Non avessimo i soldi capirei, ma le risorse ci sono e quindi non ci sono giustificazioni.

Italexit è no vax?

No, siamo stati accomunati ai no vax, ma non siamo assolutamente no vax. Io sono vaccinato contro al Covid come i miei compagni di lista. È un’informazione distorta. Noi siamo per la libera scelta, come succede negli altri Paesi europei. Pensiamo che il Green pass sia stato soltanto un ricatto. In particolare siamo contro l’obbligo mascherato imposto ai genitori per fare vaccinare i bambini.

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