Stangata sulle rette  per le case di riposo  Tremila euro in più
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Stangata sulle rette

per le case di riposo

Tremila euro in più

Stop alla detrazione per le spese non sanitarie. Oggi in città si pagano tra 1.700 e 3.500 euro al mese. L’intervento della Regione limita l’impatto della novità

Rette delle case di riposo, saltano le detrazioni e ora 3.340 famiglie comasche rischiano di dover pagare fino a tremila euro in più all’anno.

La Regione e i sindacati corrono ai ripari e si accordano per un aumento della deducibilità delle spese sanitarie sostenute dagli ospiti, in modo da mitigare almeno parzialmente la “stangata”.

Nelle 43 residenze per anziani presenti in provincia di Como, con 3.340 posti letto complessivi, si pagano in media rette da 2mila euro al mese. Il costo al giorno in città va da 57 euro fino a 119 euro, vuol dire un mensile tra i 1.700 e i 3.500 euro nonostante la compartecipazione della Regione. Fino all’anno scorso le famiglie potevano detrarre la normale aliquota della spesa sanitaria, invece la giunta lombarda da quest’anno ha dovuto escludere dalle spese di ricovero quelle considerate alberghiere, non sanitarie. Perciò gli ospiti, o le famiglie che sostengono economicamente i loro parenti, devono fare i conti con un taglio del rientro fiscale fino al 70%, ovvero circa 3mila euro all’anno.

La mossa della Regione

«Come conseguenza delle normative nazionali – ha spiegato l’assessore regionale al welfare Giulio Gallera – la Lombardia è stata richiamata ad allineare il proprio sistema delle detrazioni in modo perentorio. Al fine di ridurre l’impatto derivante dai provvedimenti statali sulle famiglie e sugli ospiti delle Rsa abbiamo elaborato una proposta meno penalizzante: l’ambito delle spese certificate e indicate come detraibili può essere esteso all’assistenza infermieristica, riabilitativa e all’operato di terapisti, educatori ed animatori. Un’azione intesa al beneficio alla persona e valorizzata anche in termini fiscali».

I sindacati dei pensionati hanno firmato con Gallera un accordo. «È stata definita una quota forfettaria pari al 58% di costi detraibili/deducibili – si legge nel testo dell’accordo – unica a livello regionale da applicare già per l’anno fiscale 2018». Le singole residenze dovendo preparare in questi giorni i cedolini per le dichiarazioni dei redditi stanno aspettando che questo accordo venga approvato dalla giunta regionale. Sarà così possibile fare i calcoli sui singoli casi e sulle singole spese per capire quanto la misura messa in campo dalla Regione compenserà il taglio del rientro fiscale.

Le reazioni

«Siamo in attesa della delibera regionale – spiega la direttrice della Ca’ d’Industria Marisa Bianchi – per sapere quali voci rientreranno esattamente nelle spese sanitarie detraibili».

«Il dispiacere per la riduzione delle detrazioni c’è – dice il presidente della Ca’ d’Industria Gianmarco Beccalli – le singole residenze però non possono farci nulla, è una decisione prima statale e poi regionale. Il peso economico comunque varia da caso a caso, a seconda delle condizioni sociali ed economiche delle persone ospiti». Le sigle dei rappresentanti dei pensionati esprimono comunque soddisfazione rispetto all’iniziale e più drastico taglio.

Fuori dalla città le residente per anziani della provincia hanno lunghe liste d’attesa, ad Appiano come a Lomazzo ci sono centinaia di anziani in fila. Sebbene molti cittadini presentino domande plurime secondo i sindacati è lecito stimare in circa 5mila la platea delle famiglie comasche interessate.


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