Sul Pos si cambia ancora idea: cancellata la soglia di 60 euro sotto alla quale poter rifiutare i pagamenti elettronici

Legge di bilancio Un emendamento presentato ieri sera dal governo Meloni ha modificato il contenuto dell’articolo 69 che eliminava l’obbligo del Pos sotto i 60 euro

La decisione del governo di Giorgia Meloni è arrivata ieri sera, 18 dicembre, e in un colpo solo ha cancellato settimane di inteso dibattito su e giù per tutta la penisola: l’articolo 69 della prossima legge di bilancio, secondo il quale sarebbe stata introdotta una soglia di 60 euro sotto la quale sarebbe stato possibile per gli esercenti rifiutare i pagamenti elettronici, è stato cancellato.

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Se ne è discusso a lungo, ma le critiche più serrate alla proposta sono state avanzate dal cuore dell’Europa, dove la Commissione Europea ha ritenuto una manovra di questo tipo troppo pericolosa perché a rischio di incentivare l’evasione fiscale. Anche nel locale ci siamo occupati di questo tema chiedendo agli esercenti come intendessero comportarsi rispetto a eventuali futuri clienti intenzionati a usare pagamenti elettronici anche sotto la soglia dei 60 euro e soprattutto cercando di capire le motivazioni per cui il Pos è così tanto disprezzato.

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A introdurre l’obbligo di accettare in ogni caso i pagamenti elettronici era stato il governo Draghi e da allora in effetti le lamentele riguardanti soprattutto le commissioni sui pagamenti tramite Pos non si erano esaurite. D’altra parte però la posizione dell’Europa è comprensibile se si pensa all’incentivo dei pagamenti elettronici come a un importante strumento per lottare contro l’evasione fiscale.

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Il governo Meloni però continua a essere dell’idea di sostenere, per quanto possibile, gli esercenti nel pagamento delle commissioni bancarie relative ai pagamenti elettronici: per farlo, stando alle parole di Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e delle Finanze, occorrerà trovare altre modalità di compensazione economica degli esercenti.

La questione però può essere affrontata anche dal punto di vista opposto: chi sono i cittadini italiani che preferiscono i contanti alla carta e perché? A rispondere a questa domanda è uno studio della Banca Centrale Europea risalente al 2020 che si è occupato dei comportamenti dei consumatori nei paesi che hanno adottato la moneta unica euro, tra cui naturalmente l’Italia. Nel nostro Paese, infatti, secondo questo studio il 28% dei cittadini preferisce pagare in contanti, mentre il 47% con carta o altre modalità di pagamento alternative al contante.

Ma la percentuale di persone che preferiscono il contante al pagamento con carta o altri metodi è più alta tra le donne (32%) che tra gli uomini (25%), tra i giovani di età compresa fra i 18 e i 24 anni (40%) e tra gli abitanti in zone urbane (26%) piuttosto che in aree rurali (31%).

Questi ultimi due dati sono utili per analizzare un’altra tematica strettamente connessa alla preferenza per il contante piuttosto che per altri metodi di pagamento: la facilità di accesso a sportelli ATM o banche per il prelievo delle banconote. Infatti, in Italia solo il 42% degli intervistati nello studio della BCE ritiene sia estremamente facile avere accesso a sportelli di prelievo contante e la maggior parte di coloro che la ritengono un’azione rapida e facilmente accessibile vive in città.

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