Ticino, ristorante cerca cameriera  Requisito: saper parlare il dialetto
La storia arriva dalla Svizzera

Ticino, ristorante cerca cameriera

Requisito: saper parlare il dialetto

L’inserzione di un esercizio pubblico della Val Morobbia

Cortesia e “bella presenza”, sino ad oggi requisiti universali per la quasi totalità dei lavori a contatto diretto con i clienti, da soli non basteranno più per chi deciderà di rispondere ad un annuncio di un ristorante della ticinese Valle Morobbia, nel Distretto di Bellinzona con un punto di contatto anche con la comasca Val Cavargna. Già perché i titolari, in un singolare annuncio, hanno inserito tra le caratteristiche della (nuova) cameriera anche la conoscenza del dialetto, rigorosamente ticinese, oltre all’italiano. Dunque, niente padronanza dell’inglese né del tedesco, lingua che si sta facendo sempre più largo anche nel vicino Cantone, ma una confidenza genuina con lo slang più in auge in Ticino, il dialetto. Liberatv.ch, che ha ripreso il singolare annuncio, l’ha definito «un abbraccio alle tradizioni locali». C’è chi si è spinto oltre, abbinando l’annuncio alla difesa della manodopera locale, insomma un “Prima i nostri!” con il dialetto ticinese come garanzia dell’appartenenza al Cantone.

Ad oggi non si segnalano reazioni particolari. Sin qui la vicenda viene rubricata alla stregua di una curiosità, ma certo il dibattito è aperto, anche perché - come detto - sono tanti i punti di contatto tra la Valle Morobbia ed il nostro territorio. Peraltro storicamente sono numerose le affinità tra lo slang di gran lunga più diffuso (anche negli uffici pubblici) nel vicino Cantone e il dialetto lombardo, presente con numerose sfaccettature anche tra Comuni limitrofi. Una recente ricerca ha evidenziato che “il dialetto ticinese si configura globalmente come una varietà settentrionale alpina del dialetto lombardo”.

Un altro dato interessante è che il dialetto ticinese figura non solo nel parlato quotidiano, ma anche in formule di routine che in altre realtà avrebbero nella lingua “madre” la loro degna concretizzazione. Insomma, il caso della cameriera che in Valle Morobbia deve conoscere il dialetto ticinese oltre all’italiano potrebbe non rimanere, da qui in avanti, un caso isolato. 
Marco Palumbo


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