Tigli del lungolago  «Un patrimonio  che si deve salvare»
I caratteristici tigli del lungolago

Tigli del lungolago

«Un patrimonio

che si deve salvare»

Fa discutere il prossimo abbattimento degli alberi. Nini Binda: «Fatto increscioso». Moritz Mantero: «Dispiace». Pierluigi Ratti minimizza: «Non c’è da fare drammi»

«Sono esterrefatto e non ho parole per commentare questi fatti incresciosi; mi si stringe il cuore al pensiero dell’abbattimento entro la primavera di 13 tigli».

Nini Binda, ex assessore al traffico e al verde, risponde amareggiato all’appello lanciato dall’agronomo e paesaggista Angelo Vavassori. «Sono nipote di Ferruccio Bernasconi, titolare della famosa fonderia che ha realizzato i grandi timoni che facevano da parapetto sul lungolago - dice Binda - mi sono battuto fino alla morte perché questi venissero conservati ed invece ho visto che ora sono ammucchiati e dimenticati fra polvere e cartacce. Tagliere i tigli sarebbe l’ennesimo sfregio alla città e mi meraviglio che nessuno si scandalizzi di queste decisioni. Il lungolago è sempre stato la parte più bella di Como e mi chiedo come si possa arrivare a sfregiarla nell’indifferenza totale dei cittadini».

Motivazione non plausibile

«A mio avviso e per quanto ho avuto modo di leggere la motivazione addotta per l’abbattimento dei tigli non è plausibile - Salvatore Versace, docente del Giovio che negli anni scorsi si è fatto promotore di una battaglia contro il taglio, a suo dire non necessario, del faggio davanti al liceo è molto critico - Le piante non sono malate, fanno parte del panorama del primo bacino del lago di Como ed è un’assurdità pensare di tagliarli. Ad essere sbagliata è la logica stessa: sono i lavori che devono essere adeguati a quanto già esiste e non viceversa».

Alle voci che si sono alzate in difesa dei tigli fa da contraltare quella di Pierluigi Ratti, paesaggista e cotitolare della Rattiflora. «Sono un innovatore e se è necessario togliere queste piante, non c’è da fare drammi. Basti ricordare l’ippocastano dell’omonimo posteggio tra viale Aldo Moro e via Ambrosoli. A seguito delle battaglie degli ambientalisti sono stati spesi migliaia e migliaia di euro per salvaguardarlo. Nel 2018 è morto e oggi non abbiamo più la pianta, ma neppure il giardino che avrebbe potuto essere realizzato sopra il parcheggio e, in aggiunta, l’area è in degrado ed è ben conosciuta dalle forze dell’ordine».

«Non sono contro la conservazione del verde - continua Ratti - ma penso che questa possa essere un’opportunità per progettare qualcosa di nuovo. Mantenere una pianta senza pensare al futuro non ha senso; soprattutto se va poi ad intralciare un progetto importante». Bisogna però avere un progetto che non si fermi all’abbattimento dei tigli. «Sul lungolago di Ginevra, dove io ho compiuto i miei studi, ci sono platani che in inverno diventano delle vere e proprie sculture; anche il nostro lungolago andrebbe interamente ripensato e magari prendendo spunto da Ginevra si potrebbe pensare ad una galleria all’aria aperta con delle sculture e opere d’arte».

Parte del patrimonio

Moritz Mantero, presidente di Orticolario, ricorda di aver visto piantare i tigli sul lungolago ed è preoccupato per la loro sorte.

«Mi dispiace molto. Non si è abbastanza consapevoli, a mio parere, del fatto che un parco, un viale alberato, un giardino, facciano parte del patrimonio di una città e abbiano anche un valore botanico - una pianta è il migliore depuratore dell’aria - ed estetico».

«Sembra che alla base di questa decisione ci sia un problema ingegneristico - continua Mantero - capisco sia difficile trovare una soluzione ma i progettisti cerchino una soluzione alternativa. Certo se non c’è dovremo accettare a malincuore l’abbattimento perché se non ci sono alternative non possiamo fermare ulteriormente i lavori delle paratie». .


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