«Tutti in classe? Una follia»  Il preside del Volta: «Ci opporremo»
Studenti all’ingresso del liceo Volta

«Tutti in classe? Una follia»

Il preside del Volta: «Ci opporremo»

I presidi delle superiori preoccupati dopo l’annuncio del governo: «Non abbiamo gli spazi» - Resta il nodo trasporti e si teme un boom di contagi. «Troppi rischi»

Distanziamento all’interno delle classi e i trasporti. Sono i due elementi a sollevare i maggiori dubbi sulla ripresa delle lezioni in presenza al 100% alle superiori, annunciata venerdì in conferenza stampa dal presidente del Consiglio Mario Draghi e prevista per lunedì 27 aprile.

Sul fronte dei mezzi pubblici, al momento, non si sa ancora quale sarà la capienza (ora è al 50%), mentre alcuni presidi sottolineano di non avere lo spazio adeguato per portare gli studenti in aula e, al contempo, rispettare le misure anti contagio.

Categorico, per esempio, il dirigente del Volta Angelo Valtorta: «A settembre – spiega – quando l’indice rt era a 0,15, ci consigliavano di non superare il 75% dei ragazzi in presenza. Ora è arrivato a 0,78 e dovremmo arrivare al 100%. Mi spiace, alla demagogia non mi piego: è già un miracolo avere metà degli studenti a scuola». L’intenzione del preside è continuare, quindi, al 50%: «A meno che – aggiunge – in questi dieci giorni sparisca magicamente il Covid o l’indice del contagio arrivi a zero. Sono il responsabile della sicurezza: se i dati saranno buoni, allora a maggio alzeremo la percentuale. Sinceramente, non capisco il senso dell’annuncio: se portassimo mille studenti tutti in una volta, non riusciremmo a garantire un distanziamento superiore a 50 centimetri».

Sulla stessa linea di pensiero anche il preside del Ciceri Vincenzo Iaia: «Per il nostro liceo vedo due problemi principali – spiega – il primo è legato alle capienze: abbiamo 52 classi e, dopo la valutazione degli spazi e del rispetto degli stanziamenti, sappiamo che, se dobbiamo riportare tutti gli studenti in classe, non possiamo proprio usarle tutti. Se dovessi dire una percentuale, sarebbero sfruttabili al massimo della capienza solo la metà o, al massimo, il 60%. Le altre, invece, dovranno per forza ospitare meno ragazzi».

La seconda questione riguarda i trasporti: «Saranno in grado - si chiede Iaia - di rispettare le norme con a bordo così tanti studenti? In fondo, non so se il gioco valga la candela. Infine, dovremmo metterci a rifare per la terza volta l’orario e l’organizzazione dell’istituto. Per carità, se necessario, lo faremo. Ma mi sembra un lavoro eccessivo da fare per un mese».

Lo scorso settembre, gli istituti cittadini si erano mossi in ordine sparso. Al primo giorno di lezione, solo Caio Plinio (per pochi giorni), Da Vinci Ripamonti e Pessina decisero di portare tutti gli studenti in aula. Fecero scelte diverse le altre scuole: rientrarono a rotazione Magistri, Giovio, Setificio e Volta. Il Ciceri, invece, per i primi giorni decise di avere in classe solo le prime. Col passare del tempo, prima della chiusura, anche la scuola di Lazzago decise di richiamare in aula tutti gli alunni. Gli studenti comaschi chiedono da mesi il ritorno in presenza, abbinato però alla possibilità di prendere il bus in sicurezza, senza calca o affollamenti.

Rispetto alla partenza dell’anno scolastico, oggi i numeri dei contagi sono molto più elevati. Tanto che nessun istituto in città ha optato per richiamare in aula il 75% dei propri ragazzi, come invece sarebbe consentito. «In linea teorica siamo tutti contenti di riavere i nostri alunni in presenza – commenta il preside del Giovio Nicola D’Antonio – però i numeri sono ancora pericolosi. Noi, per esempio, abbiamo 20 studenti a casa perché hanno genitori con il Covid. Non abbiamo problemi di spazio e leggeremo poi nei prossimi giorni quali saranno le condizioni. Però, credo sia davvero un bel rischio. Le modalità della decisione mi hanno lasciato abbastanza perplesso. Il timore è: se riapriamo così, quanto duriamo?».

Scettica la dirigente del Caio Plinio Silvana Campisano: «C’è bisogno di fiducia, però mi sembra una fuga in avanti. Faremo ogni sforzo per avere più ragazzi possibili in classe. Ma non bisogna essere avventati: serve prudenza per non sprecare i sacrifici fatti fino ad adesso. Mi sembra quasi un salto nel buio».


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