Una baby gang italo-svizzera
Botte, persecuzioni e bullismo

Otto ragazzi finiscono davanti al giudice, tra loro un comasco

Una baby gang italo-svizzera Botte, persecuzioni e bullismo
L’ingresso del Tribunale dei minori di Milano
(Foto di archivio)

Aveva appena 15 anni quando, assieme a un gruppo di sette amici svizzeri, ha iniziato a prendere di mira un coetaneo. Cinque mesi di bullismo, con atti persecutori, botte riprese con il telefonino e poi condivise via snapchat con gli altri compagni di scuola e pure rapina.

Un ragazzo comasco (oggi diciassettenne) e sette coetanei svizzeri sono finiti davanti al giudice per rispondere di una serie di reati tra stalking, lesioni, minacce, rapina, spaccio di droga e danneggiamento aggravato. Il comasco è finito davanti al giudice del tribunale dei minori di Milano, mentre gli amici svizzeri verranno giudicati dalla magistratura per i minori di Lugano.

Gli atti di bulilsmo

I fatti risalgono a tre anni fa, quando un compagno di scuola del gruppo di giovani viene letteralmente messo nel mirino dalla banda di baby teppisti. Tra gennaio e maggio del 2018 il quindicenne finisce in un vero e proprio incubo.

Ecco l’elenco degli atti contestati al gruppetto e compiuti tra Lugano e Como. Si parte dagli atti persecutori ai danni del giovane: insulti, minacce, botte. Tra l’altro: la baby gang avrebbe costretto la propria vittima a parcheggiare il motorino lontano da scuola, per via della minaccia di danni, fino a quando non ha deciso di non usarlo proprio più; botte e derisioni in pubblico. Una di questi pestaggi è stato anche registrato con un telefonino e poi diffuso attraverso snapchat agli altri compagni di scuola. Nell’aprile del 2018, poi, il gruppetto avrebbe messo a segno una vera e propria rapina. Dopo aver circondato il giovane scelto come vittima sacrificale, gli hanno portato via la catenina d’oro strappandogliela via dopo averlo minacciato. E infine, per completare il quadretto degli atti di bullismo, gli otto avrebbero più volte sporcato, rovinato e distrutto gli abiti del ragazzo.

Nell’elenco delle accuse mosse al minorenne comasco anche quella di spaccio di stupefacenti, per aver venduto marijuana a un paio di coetanei compagni di scuola, e di ricettazione perché trovato in possesso di un Rolex e di un Patek Philippe di provenienza sospetta.

La denuncia e il processo

Soltanto alla fine delle lezioni scolastiche il quindicenne ha trovato la forza di raccontare ai genitori l’incubo vissuto. Una denuncia fatta sia alla polizia cantonale che ai carabinieri e che ha attivato due procedimenti penali: uno in Svizzera (a carico dei ragazzini residenti tra Lugano e Chiasso) e l’altro in Italia per il giovane comasco.

Quest’ultimo, difeso dall’avvocato Ferruccio Felice, questa settimana è comparso davanti al giudice del Tribunale dei minori. L’udienza è stata rinviata al prossimo dicembre.

In questi mesi il minorenne sarà sottoposto a un accertamento psicologico per verificare la possibilità di procedere alla messa alla prova.

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