Villa Olmo chiusa per un mese
Polemiche per il super matrimonio

Traglio: «Scellerato affittarla a un magnate» - Monti: «Ruolo pubblico» - Ma per qualcuno è un bene da far fruttare

Villa Olmo chiusa per un mese Polemiche per il super matrimonio
Da oggi vietato l’ingresso a Villa Olmo dove si è appena chiusa la mostra “Astratte”

Como

Da oggi e fino al 4 luglio Villa Olmo sarà a disposizione di un miliardario inglese, il classico tycoon che l’ha scelta per organizzarvi il suo matrimonio. Per una somma di circa un milione e 300mila euro, il Comune ha ceduto un pacchetto che oltre alla villa comprende una parte del giardino e la quasi totalità dei posti auto di via Cantoni e del Lido, per i quali lo sposo pare abbia anche versato a Csu una somma a titolo di risarcimento per i mancati introiti che ne deriveranno.

Pare che gli accordi risalgano a prima della pandemia, e che neppure l’attuale assessore alla Cultura, Livia Cioffi, - che ha espresso più di un perplessità sull’iniziativa - abbia potuto nulla per azzardare un tentativo di ridimensionamento delle pretese dello sposino, che risalgono al periodo in cui assessore non era lei ma Carola Gentilini.

Cosa succede

Il quadro è questo: fino al 4 luglio sarà possibile accedere soltanto alla parte anteriore del parco. Sul retro della villa non si potrà più accedere, mentre sarà sempre consentito l’accesso al Chilometro della conoscenza. Il 25 e il 26 giugno, i giorni delle nozze, la villa sarà davvero “blindata”, come si dice in questi casi, vale a dire che l’accesso sarà precluso anche alla parte anteriore del parco. Non solo: come si diceva, nel pacchetto è compreso anche l’“esproprio” di 28 “stalli” a parcheggio in via Cantoni, lato tennis, e di 20 “stalli” nella piazzetta Marinai d’Italia; il 25 e il 26 giugno, i posteggi a disposizione degli ospiti del matrimonio saranno – sempre in via Cantoni – 38 dal lato del tennis, 35 lato sinistro e venti in piazzetta. I disagi maggiori rischiano di viverli gestori e utenti del lido che dovranno rinunciare a 36 “stalli” fino al 4 luglio, che diventeranno 48 dal 25 al 27 giugno.

È chiaro che un mese di chiusura avrà un impatto differente da quello che avevano avuto le chiusure per il precedente matrimonio – coppia di facoltosi indiani, anno 2019, prima del Covid – e per la festa evento di Dolce e Gabbana. Questa volta l’iniziativa sa davvero di esproprio, senza che peraltro se ne vedano questi vantaggi: «Il nostro non è un Comune in default o in difficoltà, di quelli in cui tutti sono chiamati a fare sacrifici e ad accettare le soluzioni anche più estreme per ripianare i debiti – commenta l’imprenditore e consigliere comunale Maurizio Traglio, primo in queste ore a sollevare il caso– Il nostro è un Comune con un avanzo di bilancio importante, un Comune che i soldi ce li ha e neppure sa come spenderli, un ente totalmente privo di capacità progettuale. Davvero, è una scelta che trovo scellerata, ignominiosa...».

I pareri

La scelta dell’attuale amministrazione attira critiche più o meno accese da più parti: «Può essere utile affittare la villa per ricavarne denaro che possa essere ridistribuito sul territorio, visto che in questo momento la struttura non ospita una mostra - dice per esempio il presidente della Famiglia Comasca Daniele Roncoroni -. Metterei invece in discussione l’”esproprio” del parco, soprattutto per un tempo così lungo». Gli fa eco Giancarlo Frigerio, presidente della Società archeologica: «Mi sembra si tratti soprattutto di una questione gestionale, il Comune avrà valutato pro e contro. Come cittadino dico che forse però chiudere anche solo parzialmente il parco per un mese è eccessivo». Così Angelo Monti, architetto e urbanista: «Non vedo con molto favore che gli spazi pubblici vengano utilizzati per attività private. Non perché abbia nulla contro il privato, ma perché mi piacerebbe che ci fosse un’attività culturale così costante e continuativa da non lasciare spazi per altro. Ci sono tante altre location adatte a eventi riservati, gli spazi pubblici - proprio in quanto tali - devono restare vocati al servizio pubblico, a iniziative con una destinazione collettiva e non privatistica. Soprattutto certi luoghi, compresa Villa Olmo. Monetizzare tutto, al di là del fatto che possano esserci accordi molto redditizi, non mi sembra la finalità per cui sono stati resi pubblici. Poi si possono fare delle riflessioni sui costi della cultura, ma ci sono luoghi e costi che la collettività deve poter sostenere senza fare attività commerciali in senso stretto. Ci possono essere attività compatibili, di servizio, che possono avvantaggiarsi del parternariato pubblico-privato, ma è una quota parte dell’intera operazione: penso alla caffetteria, al bookshop. Villa Olmo è un luogo molto iconico per noi, dovrebbe rappresentare tante voci e in modo molto trasversale, è un luogo che va recuperato pienamente alla sua funzione di luogo della cultura pubblica e collettiva».

Voce in parte fuori dal coro quella dell’artista Pierpaolo Perretta: «Se l’introito viene speso sul territorio per iniziative di riqualificazione a vantaggio della città, perché no. Villa Olmo è bellissima e sfruttata pochissimo: se si tratta di pochi giorni - altro se è tutto il mese - riservati al privato che paga, sono ben contento se il Comune con la dovuta trasparenza impiega quei soldi per il territorio. E’ ora di cominciare a essere cosmopoliti: se c’è tornaconto io la sfrutterei sempre di più, ma sfrutterei di più tutto il primo bacino del lago, modello Montecarlo, naturalmente con un piano urbanistico adeguato. Il problema è che Como non è una città turistica ma una città con turisti, ben venga se impieghiamo quello che incassiamo a vantaggio di un turismo di qualità».

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