Giovedì 10 Marzo 2011

Gifuni stasera al Sociale:
"Con Gadda e Pasolini"

COMO - Non si concede pause la stagione Notte del teatro Sociale e stasera, alle 20.30, va in scena per i Circuiti Teatrali Lombardi un appuntamento che riassume il grande teatro e la potenza della parola letteraria “alta”. Ecco lo spettacolo L'ingegner Gadda va alla guerra o della tragica istoria di Amleto Pirobutirro, da Carlo Emilio Gadda e William Shakespeare. In scena un solo, ma potente attore: Fabrizio Gifuni, tra i più credibili della sua generazione, a teatro, al cinema e nelle fiction. Qui Gifuni è autore di una drammaturgia originale (di per sé, una rarità). La regia è di Giuseppe Bertolucci.
Gifuni, lei propone un testo che ruota intorno a Carlo Emilio Gadda, alla sua esperienza umana e letteraria, al suo dolore. Quale lo scopo?
Per capire lo spettacolo, che  è comunque un'opera autonoma, lo si deve inserire in un progetto più ampio, iniziato dieci anni fa con 'Na specie de cadavere lunghissimo, dedicato a Pasolini e alla sua “preveggenza” sulle sorti del nostro Paese, soprattutto in rapporto con i media e la tv, usata come clava per il nuovo fascismo. Ora ho scelto Gadda, personalità lontanissima da Pasolini, ma accomunabile a lui per un ostinato, rabbioso amore per il proprio Paese.
Lo sguardo parte da figure eminenti della letteratura e del pensiero, per allargarsi all'attualità?
Attraverso il poderoso afflato degli autori, operando una azione drammaturgica forte, ho cercato di capire cosa noi Italiani eravamo, cosa siamo diventati, e cosa, forse, in fondo, siamo sempre stati. E' stato come tracciare la mappatura dell'italianità.
Attraverso quali opere di Gadda si snoda il percorso che lei ha poi trasformato in azione teatrale?
Ho scelto di riferirmi a testi lontanissimi dal teatro, come i Diari che Gadda scrisse durante la drammatica e per lui assoluta esperienza della prima guerra mondiale, ma anche ad Eros e Priapo, opera parodistica che ci fa capire come gli Italiani, periodicamente, subiscano una fascinazione per individui afflitti da delirio narcisistico. A fare da ponte tra questi due mondi, la figura di un Amleto ormai anziano, solo e intristito.
Perché questa sua invenzione coinvolge Amleto?
Lo stesso Gadda vide nel personaggio un paradigma in cui riconoscersi. Gadda, come Amleto, deve sprofondare in una personale “follia”, che per l'autore fu l'invenzione di una lingua personalissima, fantasmagorica, un alfabeto nuovo per tentare di comunicare con il mondo.
Gadda sembra appassionarla come e più di Pasolini…
Il mio amore per l'autore nacque nei miei vent'anni quando lessi il Pasticciaccio. Un'esperienza primaria e fondante. A Gadda, come a Pasolini, riconosco l'autorevolezza che deriva dall'essersi conquistati sul campo, a costo della “distruzione” di se stessi. Solo dopo aver fatto a pezzi, dolorosamente, tutte le proprie certezze, si può essere investiti dalla facoltà di giudizio critico che questi due grandi maestri hanno esercitato.
Portarli a teatro è un valore aggiunto?
Certo. Oggi il teatro è il luogo dove si può autenticamente giocare la battaglia, fondamentale, per le politiche culturali nel nostro Paese. Il luogo dove la parola passa per la fisicità e l'incontro con il pubblico crea un'energia viva. Agli spettatori dico siate esigenti con il teatro, perché è un'occasione troppo preziosa per essere sprecata nell'intrattenimento.  Biglietti a 20 euro più prevendita. Info: 031/270170 e www.teatrosocialecomo.it.
Sara Cerrato

c.colmegna

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