Martedì 06 Agosto 2013

Così il cinema italiano

è in vetrina a Locarno

Piazza Grande di Locarno sede del 66° Film Festival L’attore Sergio CastellittoIl regista Werner Herzog Il direttore Carlo Chatrian

Senza fare rivoluzioni, ma convinto delle proprie scelte e sicuro della bontà dei film selezionati. Carlo Chatrian, aostano, 42 anni, da una decina collaboratore del Festival del Film Locarno, inaugura domani la manifestazione da direttore, incarico nel quale succede al parigino Oliviér Père.

Chatrian presenta una rassegna molto ricca di proposte e di nomi importanti, senza introdurre grandi cambiamenti nel Festival. «Vado in continuità - conferma il direttore - Ho ereditato una struttura adeguata a questo festival e l’ho mantenuta, è un vantaggio ereditare un festival riconosciuto a livello internazionale. Il passaggio alla direzione è stato un grosso salto, ma conoscere il team di persone valide ha aiutato».

Nessuna meraviglia sequest’anno sono in concorso registi affermati o di lungo corso come Kurosawa Kiyoshi, Corneliu Porumboiu, Julio Barreto, Shinji Aoyama e Sangsoo Hong. Per il direttore il concorso è composto di «coraggiosi narratori del presente»: «Sono molto contento, sono tutti film belli e rappresentano le diversità del cinema. Volevo distinguere chiaramente il Concorso internazionale dai Cineasti del presente: per questo servivano nomi forti».

Sul cinema italiano, che torna in piazza Grande, Chatrian spiega: «Abbiamo scelto un cinema di frontiera perché Locarno, che cade poco prima di Venezia, cerca fuori dai circuiti consolidati. Uno dei miei obiettivi era riportarlo in piazza e “La variabile umana” di Bruno Oliviero è giusto per questa platea: ha una storia che avvince, attori noti come Silvio Orlando e può interessare anche fuori dell’Italia. “Sangue” di Pippo Delbono in concorso farà discutere. “Pays barbare” di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi è prodotto dalla Francia ma parla dell’Italia più di ogni altro».

In aggiunta, c’è il Pardo alla carriera a Sergio Castellitto, che «ha lavorato con i mostri sacri, Mastroianni, Monicelli, Scola e Rivette, e con i giovani. È un attore e regista affermato, segue un percorso originale anche nel lavoro con la moglie».

Il direttore sottolinea l’importanza del cinema americano, soprattutto in piazza:“È il cinema che tutti conoscono e si aspettano. Aprire con “Cani sciolti” che è un buon film nel suo genere, con Denzel Washington che è uno dei migliori attori oggi, è un piacere. Ci sono le commedie “We’re The Millers” e “Wrong Cops” di Quentin Dupieux. E c’è la musica, che torna in tanti film selezionati. La retrospettiva George Cukor è un altro tassello del cinema classico. Quasi tutti i suoi film sono oggi reperibili, ma non vuol dire che siano visti. Una retrospettiva è un’immersione in un universo, serve a scoprire ma anche far riscoprire».

Werner Herzog che riceverà il Pardo d’onore, è per Chatrian «una delle figure chiave della modernità, è parte dello spirito di Locarno». Infine, i premi a Christopher Lee, Jacqueline Bisset, Faye Dunaway e gli ospiti. “Sono tutti nell’immaginario collettivo e compagni di viaggio di chi ama il cinema - conclude il neodirettore - Locarno è il luogo dove si rinnova la memoria del cinema».

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