«Il vizio di Churchill? Credere nella democrazia»
Carlo Giuseppe Gabardini

«Il vizio di Churchill?
Credere nella democrazia»

Intervista all’attore e scrittore Carlo Giuseppe Gabardini, oggi, sabato 9 marzo, alla Ubik di Como con il suo libro sullo statista inglese

Lo scrittore, drammaturgo, attore e speaker radiofonico Carlo Giuseppe Gabardini dialogherà con Paola Minussi e presenterà, alle 18 di oggi, presso la libreria Ubik di piazza San Fedele 32 a Como, il suo ultimo libro, intitolato “Churchill. Il vizio della democrazia”, edito da Rizzoli (ingresso libero). Gabardini, noto al grande pubblico per aver interpretato il personaggio di Olmo Ghesizzi nella sit-com “Cameracafé”, di cui è stato anche autore per cinque edizioni, ha scritto numerosi spettacoli teatrali e televisivi e, nel 2015, ha pubblicato “Fossi in te io insisterei – Lettera a mio padre sulla vita ancora da vivere”, il suo primo romanzo.

Il tuo libro s’intitola “Churchill. Il vizio della democrazia”. Perché hai utilizzato la parola vizio?

Churchill era essenzialmente un vizioso, e il vizio fa, in un certo senso, parte dell’essere democratici. In una democrazia il vizio è permesso e lo stesso Sir Winston, nel libro, dichiara: «Io vorrei che la democrazia diventasse un vizio difficilissimo da smettere».. Questo si lega anche ad un’altra sua affermazione, in cui ammette che la democrazia sia un bruttissimo sistema, ma il migliore tra tutti quelli che conosciamo e che abbiamo provato. Va sicuramente perfezionato, ha parecchie falle e diversi problemi, ma la cosa più positiva che possiamo fare è quella di non smettere di usarlo.

Come mai hai deciso di scrivere un libro proprio su di lui?

Churchill non è stato un santo, ha detto e fatto anche cose piuttosto discutibili, ma ad un certo punto si è assunto la responsabilità della democrazia. Quello che mi chiedo nel libro è proprio questo, che senso abbia parlarne nel 2019 e cosa possa ancora dirci questo personaggio. Quello che racconto non è un Churchill attualizzato, mentre il nostro rapporto lo è. Nei nove mesi di gestazione del libro abbiamo praticamente convissuto, ho guardato la realtà con i suoi occhi e ho commentato con lui quello che accade oggi, arrivando addirittura a “telefonargli” per dirgli che avevamo unito l’Europa, anche se non stava andando benissimo. Lui, ovviamente, mi ha risposto che non capiva dove fosse il problema, dal momento che non era scoppiata la terza guerra mondiale.

Dal libro è stato tratto lo spettacolo teatrale, per la regia di Paola Rota, dal titolo: “Winston contro Churchill” interpretato da Giuseppe Battiston e Maria Roveran, tuttora in tournée nei teatri italiani. Quali sono le questioni che vengono trattate?

Su tutte, il suo europeismo e la convinzione che l’Europa unita nasca con un progetto di pace, proprio per evitare lo scoppio della terza guerra mondiale. Io penso che se noi ci ricordassimo un po’ di più questo concetto, forse saremmo più indulgenti con quello che accade a Bruxelles. Churchill diceva «una guerra e milioni di morti assicurano solo una manciata di anni di desiderio di riconciliazione e di voglia di unione, dopodiché ognuno tornerà a pensare a sé stesso», ed è ciò che sta accadendo in questo momento storico.

Tu sei da sempre in prima linea per la difesa dei diritti, quindi quella di affrontare un tema così delicato e controverso viene considerata una scelta piuttosto coraggiosa. Qual è il tuo pensiero sulla politica?

Churchill è l’espressione massima della politica, e io credo che ci insegni che la cosa più stupida che si possa fare oggi sia quella di infangare e squalificare la politica in quanto tale, oppure disinteressarsene. Noi possiamo dire che quel politico o quel partito non ci piacciono, ma non possiamo dire che la politica fa schifo, perché qualunque meccanismo democratico ha necessità della politica.

Cosa si dovranno aspettare coloro che assisteranno stasera alla tua presentazione?

Sarà una chiacchierata libera ed aperta, che verterà anche sull’importanza di essere e fare gli europei, cosa di cui dobbiamo essere orgogliosi.


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