Intervista a Graham Nash: «Sono lo stesso di Woodstock»
Graham Nash

Intervista a Graham Nash: «Sono lo stesso di Woodstock»

L’artista inglese in giugno a Como ha pubblicato un album dopo 14 anni. Ha formato lo storico sodalizio con Crosby, Stills e Young

Il nuovo sentiero, Graham Nash, lo percorre da solo e “This path tonight” è il titolo del suo primo album in quattordici anni. Cosa è successo? Incontrando i media all’Auditorium di Roma in vista del tour che lo porterà in Italia a giugno (il 3 sarà al Teatro Sociale di Como), l’artista inglese non ha niente da aggiungere: «Avete letto le mie dichiarazioni? - chiede ai presenti - Non ho altro da dichiarare».

Perché aveva detto: «Mi chiedete se c’è futuro per Crosby, Stills & Nash? La mia risposta è no, e questo mi rattrista molto, dato che insieme siamo davvero bravi. Ma ora come ora non mi piace David Crosby. Negli ultimi due anni si è comportato molto male con me, davvero molto male. Gli sono stato vicino e spesso gli ho salvato il c.. per 45 anni e lui mi tratta come una m... E questo non può farmelo nessuno, soprattutto non può farmelo nessuno per più di una volta. David continua a mandarmi email e cattive, e io ne ho abbastanza. Vada a...».

Parole durissime, ma Nash è un uomo vitalissimo e non trasmette amarezza, ma una grande voglia di vivere e di continuare a creare.

Un lungo silenzio, quattordici anni. Cosa è successo? Perché un disco proprio ora?

Cos’è successo? Mi sono innamorato, ecco cosa è successo. E ora mi sento bruciare. Ho realizzato questo “This path tonight” con Shayne Fontayne, chitarrista e produttore straordinario, che ha lavorato con Bruce Springsteen e Sting dopo avere lasciato i Lone Justice. In tour dividevamo il bus assieme e abbiamo scritto venti brani. Abbiamo impiegato solo otto giorni per registrarli.

Il sound di questo disco è attuale, ma rimanda anche a “Songs for beginners”, l’esordio solistico di tanti anni fa.

Quarantacinque, per l’esattezza. È un legame voluto. Addirittura abbiamo ricercato alcune delle coriste che avevano lavorato con me all’epoca, per creare un collante tra questi due lavori, a chiusura di un cerchio. Volevo un album intimo, personale.

Non ci sono canzoni politiche.

Come dicevo, i brani scritti erano venti e ne abbiamo scelti dieci che rappresentassero quello che volevo esprimere in un’opera di cui sono estremamente fiero. Ma se prendete la “deluxe editon” abbiamo inserito alcuni brani che definireste “impegnati” come “Mississippi burning”,  ispirato a un episodio degli anni Settanta, quando vennero massacrati gli studenti che volevano aiutare i neri a votare. “Watch out for the wind”, invece, rimanda a un fatto recente, la morte di Maurice Brown, assassinato da un poliziotto.

Una vicenda che ha fatto il giro del mondo.

Io e Shayne abbiamo appreso la notizia e abbiamo scritto il brano di getto, registrandolo la sera stessa.

Inglese di nascita, americano d’adozione, qual è la visione degli Usa in questo momento?

Conoscete Donald Trump? Sapete che minaccia rappresenta?

Io ho visto tante cose in 74 anni, ma mai la follia di questo momento. Trump è abile: ha individuato la paura nelle persone e l’ha coltivata. Come ogni bravo fascista ha indicato un nemico da combattere, a cui addossare tutte le colpe. E ha idee molto pericolose. Costruire muri per impedire l’immigrazione, ha chiamato stupratori tutti i messicani, vuole bandire i musulmani dal Paese, cacciare i lavoratori irregolari.

Hillary Clinton sarebbe un buon presidente o è il male minore?

Io sostengo Bernie Sanders. Conosce il valore reale delle persone. Sa che gli accordi che sono stati stipulati con Stati come la Cina per produrre a costi inferiori sono sbagliati. Certo, se non dovesse ottenere la candidatura voterò Clinton, ma Bill e Hillary negli ultimi dieci anni hanno guadagnato 153 milioni di dollari solo con le loro conferenze. La voterei solo perché l’alternativa è terrificante.

In passato i musicisti si sono impegnati per risvegliare le coscienze.

Che ne è oggi dello spirito di Woodstock?

Eccomi! Sono ancora qui. Sono sempre lo stesso hippy. Credo nelle stesse cose di allora perché sono convinto che fossero giuste. Sono ancora convinto che l’amore sia meglio dell’odio. La pace è meglio della guerra. Ma oggi i mass media sono in mano a persone che potresti contare sulle dita di due mani. E costoro non trasmettono canzoni di protesta. Vogliono un pubblico di pecore sottomesse. Sul sito di Neil, “Living with war”, sono raccolte più di tremila brani politici. Non li ascolterete mai alla radio. Non passeranno mai in tv. In fondo è un sistema che è stato inventato secoli fa proprio qui, a Roma: dare “panem et circenses”. Noi diamo troppo da mangiare e distraiamo le persone con le dimensioni del didietro di Kim Kardashian così non si preoccupano dei veri problemi. Dei cambiamenti climatici, ad esempio.


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