La “Bella” perde i pezzi
Ma il Sociale applaude

Risultano eccessivi i tagli alle parti di pantomima e ai virtuosismi previsti dal primo atto e dal finale. Ovazioni alla fata Carabosse, protagonisti così così

Abbiamo rivisto con piacere, martedì sera al Teatro Sociale, “La bella addormentata”, il secondo dei tre balletti scritti da Tchaikovskij che spesso ritroviamo come Suites strumentali nelle stagioni sinfoniche.

Si tratta di uno dei monumenti-apoteosi della danza accademica ottocentesca grazie al contributo coreografico del marsigliese Marius Petipa, colui che diede vita alla scuola di danza russa, fondendo stile francese e italiano senza dimenticare la tradizione locale.

Il merito è da attribuire sicuramente alla celebrità di Tchaikovskij ma anche al librettista Vsvolowski, direttore del Teatro Marijnskij, uomo colto, senza dimenticare la presenza delle più celebri danzatrici italiane, come Carlotta Brianza, tra le altre.“La bella addormentata” non fu soltanto una produzione di squisito e perfetto valore coregrafico, portato alla massima purezza e concentrazione, ma anche un lavoro in cui l’unità delle arti ha trovato la sua autentica consacrazione.

Il corpo di ballo del Teatro Municipale di Kiev (direttore artistico Tatyana Borovik) ha avuto quasi tutte le caratteristiche per affrontare un impegno così arduo a causa dei moltissimi pezzi di bravura concentrati sia nelle tante parti solistiche sia nel numeroso corpo di ballo.

Noi abbiamo plaudito alla palese volontà filologica del recupero della tradizione, ma ci siamo trovati innanzi a una versione decurtata di tutte le parti di pantomima (e questo non è un gran male) ma anche di parecchie variazioni virtuosistiche del primo atto e del finale, il succo della danza ottocentesca.

Forse per rendere più agile e sintetico lo spettacolo da presentare al pubblico di oggi? Ma allora è lecito domandarci: cosa è rimasto dell’originale di Petipa e chi ha operato tali tagli? Questo è l’unico dato discutibile. Quello positivo è la sensazione di grande professionalità e affiatamento sia nei momenti solistici sia nei pas de deux che negli insiemi del corpo di ballo. Non tutti i danzatori, che hanno una seria e uniforme base tecnica, sono stati all’altezza delle prestazioni. Vere ovazioni sono state riservate alla cattiva fata Carabosse, interpretata da una ballerina agilissima, veloce ed espressiva.

Qualche disagio sulla scena

Un po’ in calando i due personaggi principali la bella, morbida e precisa étoile Natalia Matsak e il giovane, ancora un po’ acerbo Denis Nedak che ha già una bella elevazione. La fata dei Lillà (la piu presente in scena) ha avuto qualche momento di disagio. Nel finale, partecipano alla festa di nozze (con relative variazioni) i personaggi delle più famose favole: Cappuccetto rosso e il lupo (bravo); Cenerentola (piena di verve) e il suo principe; il gatto con gli stivali e la gattina (vivacissimi entrambi); l’uccellino blu la sua compagna (pulita ma un po’ rigida). Peccato non sapere i nomi dei singoli … In generale lo spettacolo è piaciuto al folto pubblico che ha mostrato il suo gradimento con frequenti applausi anche a scena aperta. La serata è stata realizzata in collaborazione con “La Provincia”.

Maria Terraneo Fonticoli

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