Giovedì 01 Agosto 2013

Ora i film in lingua

in piazza Martinelli

La locandina del film “Lincoln” atteso in piazza Martinelli

Dalla prossima settimana la rassegna cinematografica “35mm sotto il cielo” si impreziosisce di una novità concepita per i turisti, ma anche per chi preferisce la visione dei film in lingua originale sottotitolata.

Una doppia proiezione in piazza Martinelli: lunedì sera in inglese, mercoledì con il doppiaggio.

Si comincia lunedì 5 agosto con “Moonrise Kingdom” di Wes Anderson, che verrà proposto in italiano mercoledì 7.

Il doppio spettacolo settimanale proseguirà per tutto il mese con “Anna Karenina” di Joe Wright il 12 e il 14, il monumentale “Lincoln” di Steven Spielberg il 19 e il 21 agosto, e l’irresistibile “Django Unchained” di Quentin Tarantino il 26 e il 28 agosto.

L’ingresso per tutte queste proiezioni, compresa quella di stasera, è a 7 euro (6 euro per i soci Arci, 5 euro per Over 65 e Under 18).

È un’antica lotta: da una parte gli spettatori “normali”, dall’altra i puristi cinefili, convinti che l’unica fruizione possibile di un film di produzione internazionale sia quella in lingua originale, considerando parte integrante di un lungometraggio la colonna sonora in senso lato.

Non solo le musiche, ma anche le voci, le intonazioni, gli studi degli attori (è il caso, per esempio, di Daniel Day-Lewis che ha lavorato a lungo sul timbro e sull’accento di Lincoln, di cui non esistono registrazioni).

Non solo: con la “presa diretta” le voci di un film sono anche il frutto di quello che è accaduto in una particolare ripresa e magari un “ciak” altrimenti perfetto è inutilizzabile proprio per un errore di battuta. Il doppiaggio, invece, avviene in una stanza buia, con gli attori che guardano il film e tentano di sincronizzare il labiale alla traduzione.

Un tempo le versioni italiane venivano studiate con grande cura e i nostri erano davvero i doppiatori più bravi del mondo.

Oggi, a causa del moltiplicarsi dei prodotti da doppiare (oltre ai film ci sono i telefilm, ora anche i “reality” più disparati, i documentari) l’attenzione è andata via via scemando.

Basta vedere (e ascoltare) il doppiaggio posticcio realizzato per mandare nelle sale “Fear And Desire” di Kubrick: già si tratta di un film imperfetto, le voci moderne sovrimposte a quelle degli anni Cinquanta non aiutano certo.

Dei titoli proposti dall’Arci si potrebbe prendere a esempio “Django Unchained”: da sempre affascinato da quei vecchi film dove, sostanzialmente, non esiste una versione in lingua originale (perché vi recitava un cast misto di attori di varia provenienza: un classico dei poliziotteschi e degli spaghetti western), il buon Quentin si diverte a riprendere quel concetto.

Un’idea esasperata nel precedente “Bastardi senza gloria” e che il doppiaggio appiattisce senza tenerne conto.

Ogni qual volta si proietta un film in lingua originale con sottotitoli in Italia, un brusio di disappunto percorre la sala: «Non riesco a leggere e a guardare contemporaneamente» è la motivazione più frequente: un secolo di fumetti non ci ha insegnato nulla.

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