Roberta Macchia: «La mia quarantena come un romanzo»
Roberta Macchia e Matteo il giorno delle nozze

Roberta Macchia:
«La mia quarantena
come un romanzo»

Confinata a casa con il marito, ma “a distanza” l’una dall’altro, ha scritto un diario che è diventato un libro: “Al 42”

Il 21 è da sempre un numero importante, per Roberta Macchia e Matteo Galvano, e non a caso il 21 settembre è la data del loro matrimonio. Il 42, il suo doppio, è diventato altrettanto significativo, nella loro vita: è, infatti, il numero civico della loro casa. “Al 42. Quarantena per due” (acquistabile su Amazon) non poteva, dunque, essere un titolo più azzeccato e vicino, per il libro che Roberta ha deciso di scrivere durante il periodo di quarantena, dopo essere risultata positiva al Covid nel mese di ottobre scorso.

Roberta, lei racconta nel suo libro tutta la sua esperienza, dai primi momenti in cui era in attesa del tampone ai giorni trascorsi in casa tra malessere, mille accortezze, tante preoccupazioni e piccoli momenti di felicità. Com’è arrivata la decisione di scrivere?

Tutto è partito dal fatto che io non avrei voluto dimenticare nessun momento di quello che stavo vivendo, ma la vita, naturalmente, ci porta a rimuovere alcuni elementi del quotidiano. Il diario è una cosa che ho sempre tenuto, ma non avevo mai riflettuto sul fatto di pubblicarlo: ho pensato, rileggendolo, che potesse essere utile a qualcuno di diverso e lontano da me.

Forse per “deformazione” professionale, essendo lei critica d’arte e curatrice di eventi artistici e culturali, accade che le sue descrizioni risultino vivide e questo appare ancora più forte quando si legge di sensi momentaneamente perduti e mancanti. Come ci è riuscita?

È stato totalmente spontaneo e sicuramente l’arte – che ormai fa parte di me – ha dato un’impronta al mio stile; probabilmente quello che è dentro di me è emerso soprattutto in alcune immagini, perché uno sguardo attento all’arte va in una precisa direzione. Mi fa piacere che i lettori abbiano recepito quello che volevo raccontare e quello che volevo trasmettere, anche perché questo è il mio primo libro – sono abituata a scrivere altri tipi di testi - e quindi il riscontro per me è ancora più importante. Non solo chi legge ha percepito quello che provavo io, ma è anche stato in grado di rielaborarlo.

Quali sono stati i riscontri che più l’hanno emozionata?

A me interessava che non ci fossero solo degli apprezzamenti a prescindere, magari da persone a me vicine: mi fa piacere dunque sentire che chi ha letto ha provato un’emozione vera, indipendentemente dal fatto che il racconto venga da me. Mi ha emozionato molto il commento di una coppia di genitori con un figlio piccolo, che pensano che possa essere utile e bello fargli leggere il libro quando crescerà. In generale adesso del Covid siamo tutti un po’ stufi e forse può sembrare di leggere cose già ascoltate, sebbene con stili diversi. Tra qualche anno, però, credo che proveremo ancora un’emozione a ripensare a questi mesi. Altre belle recensioni sono venute da chi è entrato in quarantena per essersi ammalato nello stesso periodo o quando io ne sono uscita. Una cosa che mi ha molto colpito, parlando con tutti coloro che ci sono passati, è che ci ricordiamo esattamente la data del primo tampone e dell’ultimo: per me il 19 ottobre era un giorno qualunque, prima, ma da adesso in poi questa e la data dell’esito negativo saranno altre due date nel calendario, come un compleanno, un onomastico, Pasqua o Natale.

Durante la quarantena con Matteo avete provato a mantenere alcune abitudini, come cucinare o dedicarvi al lavoro e alla casa. Sono cambiate, oggi, quelle abitudini?

Diciamo che ho soprattutto iniziato a prendere del tempo per me, contro la routine quotidiana che ci porta sempre a correre. Lo stop della primavera del 2020 e dei mesi della nostra quarantena mi hanno portato a volere degli spazi per me e per noi, proprio per fermarci un attimo e pensare. Mi accorgo ora che il tempo si trova e che funziona come “autoricarica”, perché mi porta un’energia pazzesca per le cose che faccio dopo.

Lei racconta anche che, grazie all’organizzazione degli spazi in casa e alla vicinanza di tante persone, siete riusciti a essere piuttosto sereni.

Per nostra fortuna in casa abbiamo dei tavoli grandi che Matteo usa per lavoro: questo ci ha aiutato, per esempio, per la gestione dei pasti a distanza. Ci siamo poi organizzati usando alcune stanze e sanificando ogni volta quelle in cui entravamo entrambi. Abbiamo avuto tante persone vicino, compresi il sindaco e il parroco di Senna Comasco: la comunicazione dell’esito del tampone positivo l’ho avuto dalla prima, che ha continuato a chiamarmi un giorno sì e uno no; il secondo faceva lo stesso, telefonando prima a me e poi a Matteo, perché non potevamo scambiarci lo stesso telefono. Non ci siamo mai sentiti soli.


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