Silver: «Festeggio 50 anni di vita con un lupo»

L’intervista Il creatore del popolarissimo Lupo Alberto racconta i suoi inizi con il fumetto. E domani sarà ospite a Cantù

Silver: «Festeggio 50 anni di vita con un lupo»
Guido Silvestri, in arte Silver, è il creatore di Lupo Alberto e di tutta la fattoria McKenzie

È prossimo a compiere il mezzo secolo di vita ma, per chi lo ama e lo segue dai suoi esordi, resta sempre quel guascone scanzonato, innamorato ma affatto incline al matrimonio, amante della sua privacy e dei suoi spazi, saggio e sprovveduto al tempo stesso, un “forever young” che la sa lunga.

Lui è Lupo Alberto, iconico personaggio nato dalla geniale matita del fumettista modenese Guido Silvestri, in arte Silver, classe 1952, protagonista, insieme a tutti gli altri abitanti della fattoria McKenzie, di uno dei fumetti più celebri e letti su suolo nazionale, che da lui prende il nome. Azzurro che più azzurro non si può, eterno fidanzato di Marta la gallina e antagonista di Mosé il cane, Lupo Alberto festeggerà, nel 2023, i suoi “primi” 50 anni, un traguardo di tutto rispetto che sarà, insieme a molte altre curiosità, al centro dell’incontro, gratuito e aperto al pubblico, tra Silver e il giornalista Alessio Brunialti, in programma domani, domenica 27 novembre, alle ore 16, allo Spazio Libri La Cornice di viale Ospedale 8 a Cantù.

Silver, quando e come ti sei approcciato al mondo del fumetto?

Tutto parte da una grande passione per i fumetti che, ai tempi, erano il nostro hobby preferito nel tempo libero e durante le vacanze. Ad un certo punto, mi è venuta voglia di emulare gli autori che più amavo, come Jacovitti, e di cimentarmi a riprodurre, sui quaderni di scuola, i personaggi di Carosello inventati da Bruno Bozzetto. Più il tempo passava più la mia passione si faceva tenace e cresceva il desiderio di farne una professione, anche se, allora, in una qualsiasi provincia di fine anni Sessanta, era una follia immaginare che questo potesse davvero diventare un mestiere per il futuro, un po’ come andare da mamma e papà e dirgli «voglio fare la rockstar».

Da dove nascono i personaggi della fattoria McKenzie?

Da tutta una serie di letture della mia adolescenza, ma non solo. Abitavo in città, ma spesso, soprattutto in estate, facevo gite in bicicletta con gli amici nella zona rurale, che era disseminata di fattorie. Mi sono lasciato ispirare dagli animali che scorrazzavano sulle aie, immaginando che dialogassero tra loro. Inizialmente non avevo pensato ad un protagonista preciso, perché consideravo tutti alla pari, poi il lupo azzurro ha preso il sopravvento sugli altri.

I tuoi personaggi sono noti per essere al di sopra degli stereotipi. Scelta consapevole sin dall’inizio o naturale evoluzione?

Tutto dipende dai punti di riferimento che ho avuto da bambino. Sono cresciuto con i fumetti Disney, che in qualche modo si rapportavano all’attualità secondo stereotipi. Io li ho voluti ribaltare consapevolmente: il lupo non è più quello cattivo appartenente all’immaginario collettivo, il maiale è colto e amante della pulizia, la gallina è intelligente e innamorata di un predatore.

Lupo Alberto e i suoi amici sono stati anche testimonial di importanti campagne sociali e di sensibilizzazione. Anche questo è stato un modo di ribaltare gli stereotipi?

Ho sempre cercato di appoggiare, tra quelle che mi venivano proposte, le campagne che condividevo, perché, innanzitutto, sono un cittadino, e ho sempre trovato giusto e doveroso spendermi per la mia comunità. Spesso si pensa che gli autori vivano in un mondo tutto loro, mentre è corretto che facciano sentire la loro presenza e diano il loro contributo alla società.

L’anno prossimo sono 50 anni di fattoria McKenzie. Come stanno i nostri eroi?

Loro benissimo, io vivo un po’ l’imbarazzo di avere 70 anni e di avere ancora voglia di fare fumetti, invece di godermi la pensione. I 40 anni sono stati festeggiati in pompa magna, i 50 si faranno notare ma saranno più sobri e familiari.

Qual è il tuo personaggio che più ti ha stupito, in questi 50 anni?

Sicuramente Enrico La Talpa. È sbucato anni fa, quasi per caso, da sotto terra e piano piano si è preso sempre più spazio. È una continua fonte di ispirazione, ed è quello che, ad oggi, più mi assomiglia.

Senti, ma Alberto sposerà mai Marta?

Quando Topolino sposerà Minnie, forse ci farà un pensierino. Ma non ne sono mica certo.

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