Silvia Avallone:  «Nel mio romanzo  storie d’adolescenza»
La scrittrice Silvia Avallone (Foto by Jean-Luc Bertini)

Silvia Avallone:

«Nel mio romanzo

storie d’adolescenza»

Da poco in libreria con “Un’amicizia”: «Ho voluto raccontare l’addio alla gioventù e il timore di diventare adulti»

Dopo quella tra le adolescenti Francesca e Anna protagoniste di “Acciaio”, Silvia Avallone torna a raccontare l’amicizia femminile, nel suo nuovo romanzo dal titolo più che mai emblematico.

“Un’amicizia” arriva a tre anni da “Da dove la vita è perfetta” ed è la storia di Elisa e Beatrice, di chi sono e di chi sono state, di come si sono incontrate e di quando si sono “perse”, della crescita.

Quanto c’è del periodo che viviamo nella storia che racconta e nella scrittura del romanzo?

Io impiego molto tempo per scrivere un romanzo e dall’uno all’altro passano anni; voglio sempre fare il “vuoto” attorno alla storia precedente per vivere, capire, interrogarmi e sentire nitidamente i temi da affrontare e le domande che mi premono. “Un’amicizia” arriva dopo dieci anni dal mio lavoro di scrittrice – lavoro sull’anima, più che sulle parole – e ho così voluto raccontare l’addio all’adolescenza, un tema per me ossessionante da “Acciaio” in poi, con la paura e la scelta di diventare adulti che porta con sé. Ho però voluto anche ripercorrere come siamo cambiati – attraverso cellulari e social - in tutto. È stato anche un modo per fare i conti con me stessa e questi anni che sono passati; l’ho scritto durante la pandemia e mi ha colpito come questa abbia messo in discussione la voglia di apparire e vincere che ci circonda e che io stessa non condivido. Io racconto la passione per i libri e l’imperfezione della vita, i momenti in cui si perde e si prova dolore.

Protagoniste sono due donne: le loro caratteristiche prendono spunto da come lei stessa si rapporta con gli altri? Mette qualcosa di sè nei suoi personaggi?

Per me la bellezza dei romanzi è regalarmi le vite degli altri e vivere ciò che non ho vissuto. Allo stesso tempo rispondo a interrogativi che mi riguardano e questo romanzo nasce dalla mia paura dei social e di come raccontino – almeno fino all’inizio della pandemia – a essere tutti uguali e stereotipati, concetti opposti a quelli proposti dalla letteratura, in cui non ti fermi all’aspetto, ma entri nell’anima, perché noi stessi siamo storie. Per questo, secondo me, la letteratura ci racconta meglio nei nostri segreti, nei tabù, in quello che non osiamo dire ad alta voce ma dobbiamo accettare. Nonostante questo Beatrice – l’amica perduta di Elisa diventata star dei social – è un personaggio immaginario, così come lo è Elisa, anche se parla in prima persona. Ho voluto usare questa prospettiva perché volevo una nuova intimità e, con questo romanzo, chiudere una parte della mia vita per aprirne un’altra. A Elisa ho però regalato la mia passione per i libri e la lettura, che ci salvano la vita e ci liberano e aiutano a crescere: hanno un valore etico, perché leggendo ti prendi cura di un altro come di un amico e come un amico un libro ci appassiona, ci prende e ci porta via, oltre ciò che siamo, oltre il destino, la famiglia, il nostro mondo. Parlo anche di amicizia nell’adolescenza, ma in maniera definitiva: Elisa diventa adulta e ricorda un’amicizia che l’ha fatta crescere, il dolore della perdita e il suo spirito che cambia rispetto ad nuova stagione.

Le adolescenti di “Acciaio” e di “Un’amicizia” hanno tratti comuni agli adolescenti, anche di generazioni diverse?

Uno dei motivi per cui amo raccontare l’adolescenza è il fatto che sia il tempo in cui nasciamo una seconda volta, decidiamo chi vogliamo essere, iniziamo un percorso di indipendenza e non siamo più solo figli. Un dolore, ma anche necessità per costruire sé stessi; in questo la scuola ha un ruolo importante, così come – di nuovo – l’amicizia. Un amico è importante perché è il primo con cui ti affacci al mondo e sperimenti; tutto è vissuto per la prima volta: amore, amicizia, passione, talento, slancio e fiducia nel futuro in un momento in cui siamo ancora fragili.

Ci sono, tra i suoi lettori e lettrici, anche dei giovanissimi?

Per fortuna la pandemia non ha smorzato il mio rapporto con lettrici e lettori - anche se non possiamo incontrarci nelle librerie e abbracciarci durante le presentazioni – proprio grazie a quei social che, se usati al servizio della comunità, sono incredibili. Ho sentito la vicinanza di tanti e anche di giovani che si sono ritrovati, nonostante abitudini diverse: l’amicizia è un luogo commovente e questo rimane in ogni generazione.


© RIPRODUZIONE RISERVATA